Zara, lotta dura per gli appalti: esposti e 60 ore di stop

La Cgil chiama la Procura, la Finanza e l'ispettorato del lavoro ad intevenire, anche a Reggio, su "sfruttamento" dei magazzinieri che operano in appalto

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REGGIO EMILIA – Sale di tono la vertenza contro “sfruttamento” dei magazzinieri che operano in appalto per Zara: altre 60 ore di sciopero che potranno crescere ancora. Infatti, ieri il coordinamento appalti Zara costituito nella sede della Cgil dell’Emilia-Romagna ha proclamato un pacchetto di ulteriori 60 ore di sciopero “incrementabili nelle assemblee”, da effettuare entro il 22 di marzo, in attesa dell’incontro nazionale con Zara.

Inoltre, sono partiti oggi esposti alla Procura, alla Guardia di finanza e all’Ispettorato del lavoro di Bologna, Reggio Emilia e Rimini per chiedere di far luce sulle condizioni con cui vengono impiegati e pagati gli addetti in appalto. In regione la vertenza avviata “per restituire dignita’ alle lavoratrici e ai lavoratori degli appalti di logistica, pulizia, riallestimento dei punti vendita” di Zara tocca appunto Bologna, Reggio Emilia e Rimini “dove sono emerse condizioni di lavoro e di contratto inaccettabili”, rimarcano in una nota congiunta Antonio Mattioli (Cgil Emilia-Romagna), Maria Giorgini (Filcams-Cgil), Giulia Grandi (Filt-Cgil).

“Per quanto ci riguarda – avvisano – non ci fermeremo fino a quando non verra’ fatta luce su tutta la vicenda, regolarizzati i rapporti con i lavoratori, sanato il pregresso e determinato condizioni di legalita’ negli appalti”. Perche’, e’ l’accusa del sindacato, “a quanto emerge dalle assemblee sindacali effettuate a seguito delle segnalazioni ricevute da parte delle lavoratrici e dei lavoratori, negli appalti Zara e’ presente un vero e proprio ‘sistema’ finalizzato alla riduzione del costo del lavoro a danno dei lavoratori”. La Cgil elenca: “Niente ferie e straordinari, pagamento fittizio di tredicesima e quattordicesima, in alcuni casi evasione contributiva con l’uso improprio della voce ‘trasferta Italia’”.

Le ragioni sociali delle cooperative che operano in appalto per Zara “variano, ma la sede legale spesso coincide ‘via Tunisia 42 – Milano’, come coincidono le mancanze rispetto ai diritti dei lavoratori”, segnalano i dirigenti della Cgil ribadendo l’intento “a ristabilire assieme alle lavoratrici e ai lavoratori la piena legalita’ in questo sistema di appalti”. Obiettivo per il quale oggi partono gli esposti. Ma l’azienda puo’ mettere a posto le cose agendo in prima persona.

“Chiediamo a Zara in qualita’ di committente di assumersi la responsabilita’ di tale situazione, di sanare il pregresso pagando stipendi e contributi dovuti e di ristabilire condizioni di legalita’ nell’ambito degli appalti. E’ evidente che e’ necessario da parte di Zara una presa di posizione netta procedendo al recesso degli appalti e alla tutela dell’occupazione”, dicono Mattioli, Giorgini e Grandi. Proseguiranno inoltre le iniziative di solidarieta’ da parte del personale dei punti vendita Zara che gia’ a Rimini hanno scioperato in solidarieta’ ai colleghi dei magazzini.

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