Via Turri, rogo mortale: spunta un indagato

E' un residente del condominio che è accusato di omicidio preterintenzionale: secondo gli investigatori l'origine delle fiamme fu dolosa e non accidentale

REGGIO EMILIA – Ci sono sviluppi rilevanti nelle indagini sull’incendio scoppiato a Reggio Emilia il 9 dicembre scorso al numero civico 33 di via Turri (zona stazione ferroviaria) in cui persero la vita i coniugi Mohamed e Malika Bahik. Per quel gesto spunta infatti un indagato, un italiano residente nel grosso condominio che raggruppa tre palazzi e che avrebbe appiccato le fiamme per problemi condominiali.

Cambia anche l’accusa nei suoi confronti: non piu’ omicidio colposo plurimo – l’iniziale ipotesi di reato del fascicolo d’indagine – ma omicidio preterintenzionale. Il rogo sarebbe quindi stato di origine dolosa e non appiccato per imprudenza da qualche sbandato rifugiato dal freddo nelle cantine dell’edificio, o scaturito dall’impianto elettrico (come si era anche ipotizzato) su cui da poco era stata effettuata la manutenzione.

La quantita’ di materiale trovato nelle cantine del palazzo – elettrodomestici, materassi, mobili, indumenti – e’ tutt’ora sotto sequestro in un apposito hangar nella caserma dei Vigili del fuoco (fonte Dire).