Traffico di eroina, blitz in via Turri: raffica di arresti foto

Nella nostra provincia sono stati arrestati 3 dei 9 pakistani colpiti dalla misura cautelare. Sequestrati beni per mezzo milione di euro

REGGIO EMILIA – Tre fratelli, tutti pakistani. A Reggio Emilia gestivano un internet point, un take-away, un banco al mercato. Come molti altri loro connazionali onesti. In realta’, le attivita’ lecite servivano da paravento dietro il quale nascondere un grosso traffico di eroina. Droga, che facevano arrivare in Italia servendosi di “corrieri ovulatori”, loro connazionali disposti per disperazione a rischiare la vita ingerendo fino a 700 grammi di ovuli a testa per superare i controlli negli aeroporti. E poco importa se spesso i corrieri venivano arrestati, i tre fratelli riuscivano ad arruolare senza difficolta’ nuova manovalanza a basso costo da impiegare nei loro traffici.

Il blitz a Reggio Emilia si è concentrato su via Turri, dove sono stati arrestati 3 dei 9 cittadini pakistani residenti in provincia di Reggio e colpiti dalla misura cautelare. Gli altri risiedono nella bassa reggiana mentre altri 3 sono sottoposti all’obbligo di dimora.

“La pericolosita’ di questa associazione nasce dal fatto che il flusso di sostanza era mantenuto intatto e indifferente ai 17 arresti di corrieri avvenuti negli anni”, spiega il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, rivelando i dettagli dell’operazione, “Lot Bis” che questa mattina ha portato all’arresto di 31 persone (22 custodie cautelari in cacere e 9 obblighi di dimora) tra il capoluogo emiliano, Reggio Emilia, Ravenna, Pistoia, Arezzo, Brescia, Roma, Monza e Milano da parte dei finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Bologna in collaborazione con lo Scico di Roma e colleghi dei comandi territoriali competenti.

A capo dell’organizzazione, capace di far entrare in Paese decine di chili di eroina dall’Afghanistan, i tre fratelli pakistani (G.A 46 anni, A.I. 43, e M.N 35 anni), in Italia da molti anni, capaci di intrattenere rapporti con i produttori di droga, farla arrivare attraverso il Pakistan, e poi la Grecia e la Spagna, tenere i contatti all’estero e gestire una vasta rete logistica per lo smercio ‘all’ingrosso’ della sostanza su varie piazze, in particolare in Emilia-Romagna.

I proventi dei traffici di droga venivano reinvestiti in attivita’ economiche (dove spesso lavoravano anche i corrieri) e immobili. I finanzieri nel corso dell’operazione di oggi hanno sequestrato automobili, appartamenti, garage, negozi, per circa 500.000 euro. Beni intestati o riconducibili ai principali indagati, con un valore del tutto “sproporzionato” rispetto ai redditi dichiarati dalle persone arrestate, e localizzate in varie provincie tra la Lombardia e l’Emilia-Romagna, ma soprattutto a Reggio Emilia dove faceva base la ‘testa’ dell’organizzazione criminale.

Una banda “spregiudicata”, sottolinea Amato, proprio per il ricorso massiccio a ‘corrieri ovulatori’, nonostante sia un sistema che mette a repentaglio la vita di chi accetta di trasportare la droga ingerendo gli ovuli. Peraltro, la droga cosi’ trasportata veniva venduta “a bassissimo prezzo”, aumentandone cosi’ la diffusione. “In un momento come questo, in cui si discute del contrasto alla diffusione delle sostanze stupefacenti, e’ importante svolgere attivita’ di questo genere, anche se sono costose. Se non ci si oppone a queste organizzazioni, il contrasto al piccolo spaccio su piazza diventa un’attivita’ monca”, sottolinea Amato.

“Gli effetti sul mercato li apprezzeremo da qui a qualche tempo”, assicura il procuratore capo, auspicando una modifica alla legislazione sulle sostanze che consenta, pur senza ‘irrigidire’ troppo le norme, di intervenire sui piccoli spacciatori seriali che, ‘beccati’ con piccole quantita’ di droga, spesso vengono rilasciati poco dopo l’arresto. La Gdf ‘segue’ le vicende di questa rete di narcotrafficanti fina dal 2016, quando ci sono stati i primi arresti e i primi processi.

L’indagine e’ andata avanti fino all’operazione di questa mattina, che chiude due anni di lavoro portati avanti dal Gico sotto il coordinamento dei pm Stefano Orsi e Michele Martorelli della Dda di Bologna. “I rifornimenti di droga arrivano dall’estero e attraverso vari varchi di ingresso, aeroporti, ma anche stazioni ferroviarie”, spiega il generale Luca Cervi, comandante provinciale della Gdf di Bologna, ricordando l’arresto nel corso delle indagini di 17 corrieri, in particolare negli aeroporti di Fiumicino, Malpensa, Firenze, Pisa e Napoli.

“Con l’operazione di oggi l’organizzazione e’ stata di fatto sgominata. I tre fratelli e il sistema che era alle loro spalle erano il terminale di una fitta rete di collegamenti e traffici che interessavano l’Emilia-Romagna. Tagliando la testa, l’organizzazione e’ stata sostanzialmente smantellata”, assicura Cervi (fonte Dire).