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Sì di Tria alla Tav, ma Conte frena: Toninelli contrario

"Credo che il governo stia andando verso quella direzione", ha detto il ministro dell'Economia. Palazzo Chigi ha smentito il sì del premier a una mini-Tav. Confindustria e Medef: "Completare opera"

REGGIO EMILIA – La Confindustria italiana e il Medef francese sono ‘determinati’ a sostenere il ‘completamento’ della rete Ten-T: in particolare, ‘la linea ad alta velocità Torino-Lione, anello ancora mancante del corridoio Mediterraneo’. E’ quanto si legge nel documento finale degli industriali francesi e italiani al termine del forum economico a Versailles, dove è stata anche siglata la pace per Stx-Fincantieri.

‘Credo che il governo stia andando verso quella direzione’, ha detto il ministro Tria, che parla di una ‘evoluzione positiva’ dei contrasti nel governo sulla Tav. Palazzo Chigi ha smentito in mattinata sia il sì di Conte a una mini-Tav sia che Conte abbia chiesto il supplemento di analisi sull’opera, mentre Toninelli ha detto che anche il nuovo studio è negativo per 2,5 miliardi.

“Ci sono posizioni differenti nel governo – ha detto Tria – ma credo che ci sarà un’evoluzione positiva perché sono i fatti” che portano in quella direzione. “Del resto c’è una legge su questo e per cambiare ci sarebbe bisogno di un’altra legge, ma non credo sarà cosi”.

Confindustria e il Medef sono “determinati” a sostenere il “completamento” della rete Ten-T e “di tutti i principali progetti infrastrutturali necessari ad attuarla. In particolare, la linea ad alta velocità Torino-Lione, anello ancora mancante del corridoio Mediterraneo”.

Intanto da Palazzo Chigi si fa sapere che il premier Giuseppe Conte “non ha aperto a nessuna ipotesi di mini-Tav né ha mai richiesto un ulteriore contributo all’analisi costi-benefici dell’opera, contributo che è stato invece sollecitato dal Mit”, smentendo alcune “ricostruzioni apparse questa mattina su alcuni quotidiani”.

Nel frattempo il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli ribadisce “profondamente, come M5s, il no alla Tav senza alcun pregiudizio”, ha detto visitando il cantiere per la ricostruzione del Ponte di Annone Brianza crollato il 26 ottobre 2011. “Il Tav può anche servire – aggiunge – e sono felice se dopo il 2070 serve, ma io sono il ministro delle infrastrutture e mi sento responsabile se domani crolla un altro ponte e muore qualcuno, anche se giuridicamente non lo sono, perché avrei potuto impiegare le risorse del Tav per fare manutenzione a quella infrastruttura”.

“Ormai- prosegue Toninelli – mi sono profondamente stancato di parlare della Tav”. Ad Annone (Lecco), dove è crollato il ponte sulla Ss36, “due anni fa c’è stato un morto e do molta più importanza al dolore di una famiglia che a fare un buco in una montagna che impegna la maggior parte delle risorse dei cittadini italiani”. “Voglio impegnare le risorse del Tav – ha proseguito – per fare molto meglio di una galleria che sarà pronta tra 15 anni e che forse darà benefici solo dopo il 2070”. Toninelli ha poi sottolineato che “della galleria di base l’Italia paga il 60% perché la tratta esterna francese è molto più ampia di quella italiana e non è finanziata fino al 2038”.

Quindi, a suo dire, “stiamo pagando per la Francia una galleria di 57 km, di cui 45 km in territorio francese e 12 in quello italiano e la stiamo pagando quasi tutta noi, perché loro devono fare un investimento enorme fuori e non lo stanno facendo”. “Penso che i politici che ci hanno preceduto – ha concluso – si dovrebbero vergognare di avere impegnato soldi che magari potevano essere messi per la manutenzione di infrastrutture come il ponte di Annone e non farli crollare in testa a una persona”.

“Nessuno può dire che esiste un’altra analisi costi benefici sulla Tav, ne esiste una sola, abbiamo dato solo ulteriore materiale per un dibattito”, ha detto ancora il ministro Toninelli a proposito della nuovo documento prodotto dal Mit. Alla domanda se l’attuale tracciato internazionale Torino-Lione può essere migliorato senza fare l’opera il Ministro ha spiegato che “tutto si può migliorare, ma qui non si tratta di una linea esterna, si tratta di fare una galleria di base e o buchi o non buchi la montagna, e quel buco costa 11 miliardi, di cui 3,5 solo all’Italia” . “Quei 3,5 miliardi io li voglio impegnare molto meglio e fare tantissimi cantieri su tutto il territorio nazionale per fare manutenzione ed evitare altri morti”, ha concluso riferendosi ai crolli del ponte di Annone e del Ponte Morandi di Genova.