Salati: “Questo Comune costa una follia, taglieremo i costi superflui”

Il candidato del centrodestra: "Non mi sono ancora dimesso dal Consorzio Edilgest, ma il conflitto di interessi per ora non c'è". E ancora: "Il programma? Non ve lo diamo, altrimenti ci copiano". E promette: "Porterò Vecchi al ballottaggio"

REGGIO EMILIA – “Questo Comune costa una follia. Tagliando i costi superflui potremmo fare molte cose”. E ancora: “Non mi sono ancora dimesso dal Consorzio Edilgest, perché non abbiamo trovato una persona adatta a sostituirmi. Comunque, per ora il conflitto di interessi non c’è”. Roberto Salati, candidato sindaco del centrodestra (Forza Italia, Fdi e Lega Nord), si è fatto intervistare da Reggio Sera nel suo ex studio fotografico di via Emilia San Pietro. Sul programma dice: “Non ve lo diamo ancora, perché altrimenti gli avversari ci copiano. Ho quattro o cinque idee mie personali, ma mi piacerebbe dirle alla fine, perché dopo gli altri le fanno loro, come è avvenuto per la caserma dei vigili del fuoco”. Infine dice: “Porterò Vecchi al ballottaggio. Ci andiamo di sicuro. Mi piacerebbe fare qualcosa per Reggio”.

Fotografo di matrimoni e di moda. Immobiliarista e amministratore di un consorzio edile. Nessuna esperienza politica. Salati, dica la verità: chi glielo ha fatto fare di candidarsi a sindaco?
E’ una proposta che mi ha fatto l’amico Vinci che conoscevo da tempo. Ha iniziato a corteggiarmi perché diceva che, secondo lui, rappresentavo il cittadino medio. E’ iniziato tutto sette od otto mesi fa. Sa, io conosco il territorio e le problematiche della città. La molla che è scattata per farmi prendere questa decisione è stato il fatto che Reggio è cambiata tanto in questi anni. Io ho due figlie femmine. Quando saranno grandi, sarò un vecchio bacucco e farò fatica a proteggerle. Quindi vorrei fare qualcosa perché si trovino in una città migliore. Poi ho pensato ai miei amici che, al bar, hanno mille idee ma poi nessuno le concretizza. Non voglio rientrare in quella categoria di persone che brontolano e non si mettono mai in gioco

Passiamo al programma. Quando si è candidato ha detto che ancora non lo aveva. Adesso ce lo può illustrare?
Sa, allora era tutto in costruzione. Non ci sono cose sconvolgenti, ma di buon senso relative alle problematiche che vive questa città: smog, inquinamento, sicurezza, il centro abbandonato. Presenteremo il programma elettorale il più tardi possibile, perché non voglio che ci copino. Ho quattro o cinque idee mie personali, ma mi piacerebbe dirle alla fine, perché dopo gli altri le fanno loro, come è avvenuto per la caserma dei vigili del fuoco.

Mettiamo che lei venga eletto. Nei primi cento giorni cosa farà?
Li dedicherei alla sicurezza, perché è quella che il cittadino percepisce di più ed è il primo settore in cui intervenire. Mi hanno toccato molto certi episodi, come quello della violenza allo stadio di baseball su quella ragazza.

Recentemente ha parlato di energia green e di ambiente, di cassonetti interrati e intelligenti. Questo discorso non cozza un po’ con il fatto che lei poi vuole aprire il centro storico alle auto e togliere i pilomat?
No, quella mia proposta è stata fraintesa e strumentalizzata. Io volevo solo avvicinare la gente al centro. Non possiamo pretendere che parcheggi a dieci chilometri di distanza.

Ma le auto in centro inquinano. O no?
L’inquinamento delle auto non incide così tanto su quello locale come si pensa dato che, per l’ottanta per cento, viene dal riscaldamento delle case. Il traffico veicolare cittadino è una percentuale irrisoria dell’inquinamento complessivo.

Lei ha definito la raccolta differenziata antiquata e ha detto che la vuole cambiare. Ci spiega come?
La raccolta differenziata la vedo male, perché crea degrado in città. L’hanno iniziata in un mese invernale, ma voglio vedere cosa succede in luglio e agosto con i topi. Non risolve il problema, perché causa altri problemi a chi ha distese estive e si trova sacchetti del pattume in giro in attesa che vengano ritirati.

Eppure in altre città italiane ed europee la fanno e non sembra che crei tutti questi problemi. O no?
Non è vero. A Lugano, per esempio, hanno i cassonetti interrati. Io metterei i cassonetti interrati intelligenti con i sacchetti con il codice a barre, come si usa in altre città del nord Europa.

La Ognibene, candidata sindaco del M5S, dice che costa una follia
Io l’analisi dei costi non l’ho fatta, ma, secondo me, questo Comune costa una follia. Per cui, se andiamo ad analizzare bene il bilancio dell’ente, con i tagli necessari ai costi superflui, possiamo finanziare i cassonetti interrati.

Lei cosa taglierebbe nel bilancio comunale?
Io non ho aperto i cassetti, ma mi sento di poterlo fare perché i conti li so fare bene. Guardi, prendiamo la vicenda dei pilomat. L’assessore Tutino mi ha detto che sono costati 150mila euro. Allora io ho chiesto a una nostra consigliera che ha verificato che i costi erano 181mila euro, più altri aggiuntivi che portano il conto totale a 220mila euro. Fanno 23mila euro a pilomat. Alle ditte che servo come consorzio ho chiesto dei preventivi e mi hanno parlato di 4mila euro per pilomat. Fanno 40mila euro. Quanti cassonetti interrati ci faccio spendendo meno dei pilomat? Prendiamo la Stu Reggiane (la società pubblico privata che si occupa della riqualificazione delle Ex Reggiane, ndr). Quanti cassonetti ci possiamo fare? I soldi per me ci sono. Basta dare priorità a certi argomenti piuttosto che ad altri. Io, piuttosto che imbellettare Reggio con piazze opinabili, darei precedenza a cose utili.

Passiamo al tema della sicurezza. Lei è nato in zona stazione e ha lo studio in una zona di confine, fra il centro storico e quell’area oggi molto degradata. Cosa bisognerebbe fare per questa zona?
Questa amministrazione ha optato per una politica che ha cercato di nascondere il problema e lo ha accantonato. Ci troviamo con zone degradate, le persone che spacciano e la prostituzione. Bisognerebbe iniziare a risanare quell’area. Invece il Comune, i 16 milioni di euro destinati a via Turri del bando periferie li ha girati sulle ex Reggiane. Erano destinati a delle ubicazioni residenziali dove abitano delle persone e non a luoghi industriali o periferici. Allargando la planimetria di utilizzo hanno dato i fondi ai capannoni delle ex Reggiane. Eppure ce ne sarebbero di cose da fare. Pensi agli appartamenti che sono in vendita all’asta a prezzi ridicoli: 3-4mila euro. Il Comune potrebbe acquistarli, riqualificarli e destinarli a case popolari.

Nella zona nord sta nascendo il Parco innovazione. Cosa ne pensa e cosa crede che si dovrebbe fare per l’economia nella nostra città?
L’economia a Reggio è stagnante, perché mancano le infrastrutture giuste. C’è l’alta velocità che è un’occasione d’oro, ma non è mai stata sfruttata adeguatamente. Basta pensare che manca tuttora un parcheggio idoneo. Poi mancano le infrastrutture per il collegamento con la città e con la vecchia stazione.

E il Parco innovazione?
L’idea è giusta, ma non è supportata da un calcolo esatto di quello che si può fare. Intanto hanno già fatto un aumento di capitale di un milione e mezzo di euro. Vedo una voragine. Non so, mi spaventa molto. Noi abbiamo convocato il sottosegretario Candiani per trasferire la caserma dei vigili del fuoco in quell’area che è molto estesa. Vinci è stato attaccato su quella proposta e poi l’amministrazione l’ha fatta sua. Candiani ha già stanziato 50 milioni di euro e il progetto è pronto e approvato.

Lei si candida a sindaco e quindi deve trasparenza alla città e ai suoi elettori. Riveste un ruolo che potrebbe fare sorgere conflitti di interesse una volta eletto, ovvero quello di amministratore di un consorzio edile, l’Edilgest srl. Ha promesso che avrebbe passato la mano ad un’altra persona. Lo ha fatto?
Non l’ho ancora fatto, perché è un processo abbastanza lungo ed è una cosa delicata. Purtroppo non è così facile trovare una persona che mi sostituisca. Una possibilità l’abbiamo valutata, ma non è andata a buon fine. Ora guardiamo la seconda.

Beh, forse è un po’ tardi. Mancano solo due mesi alle elezioni
Guardi, fino a prova contraria, nessuno mi può vietare di candidarmi in queste condizioni. E’ chiaro che, se venissi eletto, dovrei abbandonare subito il mio lavoro. E poi le devo dire che lavorare ancora al Consorzio va a mio sfavore, perché non riesco a dedicare il tempo che vorrei alla campagna elettorale.

Per circa dieci anni, dal ’95 al 2003, lei è stato socio della immobilare Prince che aveva sede proprio nel suo studio. La maggioranza di quella società era intestata, per il 99 per cento, alla Fiduciaria Emiliana, un nome che ritorna più volte nelle vicende reggiane: per esempio nel crac Ifir Holding dei fratelli Rizzo. Chi erano i suoi soci. Ce lo può dire?
Non lo so, perché in una fiduciaria, come lei sa, i soci sono schermati.

Ma se uno è socio, magari li conosce. O no?
No, adesso le spiego come è andata. In questa operazione mi ha seguito il mio commercialista. Io, mia madre e mia sorella ci siamo trovati, dopo la morte di mio padre, ad ereditare tutto. Per stare nello studio io pagavo un affitto a mia madre e a mia sorella, perché era indiviso. Mia madre voleva dividere tutto e fare la pensionata e tutelare quello che era di mia sorella dato che, in caso di fallimento, la responsabilità è solidale. Allora ognuno si è preso il suo e a me è toccato lo studio. Io non avevo i soldi per comprarlo e così ho fatto un mutuo con Credem leasing. Il mio commercialista mi ha detto: ti serve un socio perché, altrimenti, da privato, perdi l’Iva. E’ stato lui a consigliarmi di fare entrare la Fiduciaria emiliana al 99 per cento nella società. Quando ho esaurito il mutuo la prima cosa che ho fatto è stata di intestarmi lo studio e chiudere la Prince. Pensi che io, per dieci anni, ho avuto il terrore che mi fregassero studio. Invece sono stati correttissimi. Io in quelle cose non ci capivo e non ci capisco niente nemmeno oggi.

Lei cosa fa, esattamente, nel Consorzio Edilgest?
Devo controllare che tutto funzioni bene. Le spiego come è nata. Tempo fa ho comprato una casa ad Albinea e ho iniziato a ristrutturarla. Seguivo i lavori, dato che sono geometra e li ho dati a Gigli (costruzioni, ndr) che era in classe con me. Lui mi faceva dei prezzi buoni, ma io sapevo quanto guadagnavano quegli artigiani e mi dicevo che spendevo comunque troppo. Allora li ho presi in carico io, per risparmiare. Ma non potevo garantirgli il lavoro tutto l’anno. Gigli ha iniziato ad utilizzarli per i suoi lavori. E così abbiamo iniziato questo lavoro. Se lui aveva necessità di manodopera, gliela fornivo tramite un consorzio in cui controllavo che i miei artigiani fossero tutti in regola: durc, visura camerale, idoneità sanitaria, sicurezza. Questa formula a loro piaceva molto. Ho costituito il Consorzio il 6 giugno 2017 e oggi ho 110 persone. Dopo mi hanno contattato altre grandi aziende. Io mi occupo del pagamento degli artigiani e di fare le fatture alle aziende. In due anni di attività non ho preso neanche una multa da Ausl e ispettorato del lavoro. Ho lavorato talmente tanto, in questi ultimi anni, che ho perso dieci chili di peso.

Il suo obiettivo qual è?
Portare Vecchi al ballottaggio. Ci andiamo di sicuro. Le ripeto. Mi piacerebbe fare qualcosa per Reggio.