Rogo di via Turri: cellulare, computer e giacca indagato ai raggi x

Gli oggetti trovati nella disponibilità di Stefano Oliva, 56 anni, subagente indagato per omicidio preterintenzionale, sono stati spediti alla Scientifica a Roma

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REGGIO EMILIA – C’è un unico indagato, per ora, nel maxi incendio di via Turri, divampato fra il 9 e il 10 dicembre, che è costato la vita ai coniugi marocchini Mohammed Bahik, 57 anni, e Malika Ouatach, 54, trovati asfissiati su un pianerottolo.

E’ Stefano Oliva, 56 anni, subagente assicurativo, che al quarto piano del civico 29 è proprietario di due appartamenti dal 1991. All’uomo, con un passato da factotum nel condominio, è stato sequestrato, per essere inviato agli investigatori romani, tutto il materiale confiscato negli alloggi che sono nella sua disponibilità.

Gli inquirenti lo hanno messo nel mirino, perché la sera della tragedia passeggiava intorno all’isolato e poi è scomparso dai filmati delle telecamere per 15 minuti, proprio quando c’è stato il rogo. L’interessato ha detto di essere innocente e che, probabilmente, era passato in luoghi non coperti da telecamere.

Il suo cellulare, il computer e la giacca sono stati inviati a Roma due giorni fa per quelli che la Procura di Reggio Emilia definisce “accertamenti tecnici irripetibili”. Nel telefonino si cercheranno eventuali contatti prima e dopo la tragedia, mentre nella memoria del computer, che a quanto dice Oliva non è di sua proprietà, si cercheranno tracce della navigazione web e di ricerche online su sostanze infiammabili; sostanze che non sono state rinvenute nelle pertinenze di Oliva.

Oliva, che ha un grosso debito con il condominio, era stato ascoltato, come persona informata sui fatti, a metà gennaio scorso. Fra l’altro il 56enne è stato arrestato per furto aggravato il 15 febbraio scorso ed ora in attesa di essere processato giovedì prossimo.

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