Reggio e la Via della Seta, interscambio da un miliardo di euro

Prevalgono le importazioni, ma nell’ultimo decennio le esportazioni sono cresciute ad un ritmo molto più elevato: 160% contro il 20% delle importazioni

REGGIO EMILIA – Cosa scaturirà dagli incontri del presidente cinese Xi Jinping con le autorità istituzionali e di Governo italiane si saprà nelle prossime ore e si vedrà nei prossimi mesi, ma intanto è certo che per l’economia reggiana la “via della seta” rappresenta un volume di scambi complessivi per quasi un miliardo di euro.

I dati analizzati dall’Ufficio studi della Camera di Commercio evidenziano una netta prevalenza delle importazioni, anche se il trend di crescita dell’ultimo decennio è decisamente più alto per le esportazioni.

Nel 2008, infatti, i flussi di prodotti reggiani verso la Cina valevano 122 milioni di euro, mentre nel 2018 – con un incremento del 160% nel decennio – sono saliti a 315 milioni, cifra che rappresenta il 16% delle esportazioni emiliano-romagnole verso quel Paese.

Le importazioni dalla Cina sono aumentate, nello stesso periodo, del 20%, ma la differenza, in termini di valore assoluto, resta elevata; partendo da un valore che nel 2008, con 508 milioni, era di quattro volte superiore alle esportazioni reggiane, le importazioni sono infatti salite a 606 milioni.

Nel 2018 la Cina (che è all’ottavo posto tra i Paesi di destinazione dei prodotti reggiani) ha confermato la sua vivacità nelle esportazioni in terra reggiana, tanto da collocarsi al primo posto della graduatoria dei Paesi dai quali importiamo di più, seguita da Germania, Francia e Turchia.

I prodotti cinesi che arrivano nella nostra provincia sono soprattutto appartenenti all’attività manifatturiera (che da sola è arrivata ad un valore di 605 milioni nel 2018); allo stesso comparto appartengono anche i prodotti più esportati dalle imprese reggiane in quell’area. Dopo il manifatturiero, la voce più rilevante per l’import reggiano dalla Cina è quella relativa ai prodotti alimentari (prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca per 255.000 euro), mentre per l’export sono secondi, in graduatoria, i prodotti delle attività dei servizi d’informazione e comunicazione.