Migranti, allarme di Confcooperative su bando accoglienza

Il sottosegretario del ministero dell'Interno Stefano Candiani, esponente della Lega, sara' domani a Reggio Emilia per incontrare il candidato sindaco della coalizione di centrodestra Roberto Salati

REGGIO EMILIA – “Le cooperative sociali hanno diritto ad una valutazione delle loro competenze e professionalita’ che non le equipari a semplici rifugi dispensatori di pasti e posti letto”. Lo afferma Confcooperative Reggio Emilia che, a proposito della situazione che si va delineando con le gare d’appalto per la gestione dell’accoglienza dei migranti (in provincia un bando biennale da 40 milioni per 1.600 richiedenti asilo, ndr) chiede alle amministrazioni locali di attivare immediatamente un tavolo di confronto.

Lo scopo e’ “mettere a punto una comune strategia d’emergenza per far fronte ad una situazione che si ripercuoterebbe pericolosamente nei territori a prescindere dalla scelta di partecipazione o meno ai prossimi bandi da parte delle reti di imprese e associazioni”. In merito ai nuovi capitolati di gara predisposti dalla Prefettura, la centrale cooperativa sottolinea infatti: “Rispetto al quadro attuale non sono previsti servizi per l’orientamento formativo e lavorativo, l’insegnamento della lingua italiana, il sostegno nell’accesso ai servizi sanitari e sociali e la presa in carico psico-sociale per le situazioni vulnerabili”.

Tutto questo “non solo rende impossibile qualunque percorso di inclusione sociale ed e’ irrispettoso della dignita’ della persona, ma svilisce il ruolo degli operatori dell’accoglienza a dispensatori di derrate alimentari e introduce forti elementi di rischio sulla sicurezza e sulla convivenza nelle comunita’, con centinaia di persone non piu’ impegnate in percorsi scolastici o di inclusione sociale e lavorativa, che verranno a mancare proprio nel momento in cui cresce un clima d’odio e rancore”.

A questi elementi vanno ad aggiungersi altri aspetti tecnici che riguardano la tenuta dei percorsi d’accoglienza. “Oltre alla riduzione del 40% delle risorse disponibili per ciascun richiedente asilo – denuncia Confcooperative – la stima dei costi medi di riferimento allegata al nuovo schema di capitolato non prevede i costi aziendali relativi alle disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, cosi’ come non sono previsti costi di allestimento e manutenzione delle strutture d’accoglienza, la fornitura di farmaci e prestazioni sanitarie non coperte dal servizio nazionale e neppure le spese generali a carico dell’impresa, quando la stessa autorita’ nazionale Anticorruzione stabilisce che la stazione appaltante ha il dovere di valutare la congruita’ dell’offerta economica delle spese per la sicurezza e di quelle generali”.

La questione centrale, concludono le coop “resta comunque il deterioramento della quantita’ e della qualita’ dei servizi di accoglienza, che contemporaneamente colpisce i richiedenti protezione internazionale, espone a nuovi rischi le comunita’ e svilirebbe il ruolo e le competenze costruite dalla cooperazione sociale per far fronte ad un’urgenza umanitaria senza precedenti”.