Mafie, a Reggio in tre anni ben 2.644 transazioni sospette

Sono state segnalate solamente dai notai. Mescolini: così la 'ndrangheta si infiltra nelle imprese

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REGGIO EMILIA – Le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, potenzialmente legate ad attivita’ della criminalita’ organizzata, sono state in provincia di Reggio Emilia 2.644 negli ultimi tre anni. Quasi il 13% del totale di quelle pervenute in regione alla Guardia di finanza, pari a 20.472 nel triennio. Il picco in provincia si e’ registrato nel 2016, un anno dopo l’avvio dell’inchiesta Aemilia contro la ‘ndrangheta, quando le transazioni finanziarie in odore di mafia sono state 924.

Sono poi calate a 819 nel 2017, riprendendo quota l’anno scorso, quando se ne sono contate 901. In regione l’anno con piu’ allerte e’ stato invece il 2018 con 7.107 “sos” in aumento sui 6.313 del 2017, mentre nel 2016 ci sono stati 7052 allarmi. Le cifre emergono dal convegno organizzato oggi in citta’ dalla Prefettura di Reggio Emilia, che ha invitato le istituzioni, l’associazione industriali e gli ordini professionali di notai e commercialisti, a riflettere sul rapporto tra “economia, etica, legalita’”.

L’iniziativa e’ di fatto la prima che, a cinque mesi dalla sentenza di primo grado di Aemilia, riflette organicamente sul ruolo giocato dal mondo economico nelle infiltrazioni del tessuto imprenditoriale, accendendo i riflettori anche sulle aziende (che come dimostrato dal processo cercavano in tempi di crisi l’aiuto della cosca) e dei professionisti (in alcuni casi compiacenti e fondamentali nella costruzione dell’architettura delle frodi ‘carosello’ e delle false fatturazioni).

Indicativi i dati del 2018 relativi alle categorie professionali che hanno denunciato in provincia irregolarita’ nelle operazioni economiche. L’ordine piu’ meritevole e’ quello dei notai, che delle 95 segnalazioni alle Fiamme Gialle registrate, ne ha inoltrate 90 (le altre 5 sono dei commercialisti). Uno schema analogo a quello del 2017, con 93 segnalazioni totali di cui 84 notarili e sette degli studi di commercialisti.

“Il sistema economico si deve dare anticorpi che lo proteggano dall’interno”, dice Giuseppe Gerli, comandante della Guardia di Finanza emiliano-romagnola. Sottolineando inoltre che “la struttura economica della regione e’ ‘una macchina da guerra’, ma questo e’ anche un elemento di vulnerabilita’ perche’ attrae l’interesse della criminalita’ organizzata”. Nel suo intervento in punta di diritto il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini, gia’ pm di Aemilia, chiarisce come la ‘ndrangheta si infiltra tra le imprese: “La modalita’ – dice – e’ quella di offrire dei servizi convenienti e utili, che altri non danno o danno ad un costo assolutamente maggiore e servizi non ottenibili altrimenti, come il recupero di crediti inesigibili”.

Mescolini sottolinea inoltre che “nella ‘ndrangheta non si inciampa” e perfino la burocrazia “che e’ fatta di regole e quindi di legalita’, puo’ paradossalmente in alcuni casi aiutare la criminalita’”. Il procuratore capo ammonisce infine a non considerare le mafie “come alterita’ che non riguardano noi: e’ la sottovalutazione peggiore che si possa fare” (fonte Dire).

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