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Finanza globale oggi: un’analisi

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REGGIO EMILIA – Si tratta di una realtà sotto gli occhi di tutti, l’economia globale attraversa una fase piuttosto complessa e non si sa bene quali potrebbero essere gli scenari futuri. Gli Stati Uniti sono vittima delle politiche di Trump, l’eurozona combatte per rimanere a galla sui mercati e la Cina nasconde debiti da migliaia di miliardi che se innescati potrebbero causare una crisi finanziaria globale simile a quella dei mutui sub-prime.

La crisi dell’eurozona
I paesi della zona euro si trovano in una situazione complessa che comporta il rischio di recessione. A destare preoccupazione c’è anche e soprattutto l’Italia che con il suo governo autocratico e nazionalista fa tremare i mercati europei facendo anche salire moltissimo lo spread come abbiamo visto nella parte finale del 2018.

Ma il problema non è solo l’Italia, anche la Germania non si trova più in una fase rosea, pur essendo stato un paese da prendere sempre ad esempio tutte le volte che si parla di gestione economica. Nonostante ciò la Germania sta avendo una crescita molto più bassa del previsto tanto che alcuni analisti ammettono che l’economia tedesca abbia evitato la recessione per un pelo nel 2018.

A destare preoccupazione è anche e soprattutto la Brexit. Un simile provvedimento non è certo destinato a creare maggiore solidità economica, anzi, l’addio del Regno Unito causerà certamente più di un grattacapo per la situazione economica nell’Unione con conseguenze ancora quasi del tutto impreviste.

Come se non bastasse sono in arrivo alcuni dati dagli Usa che sono stati visti davvero male da alcuni insider dell’economia globale. Il Dipartimento del Commercio statunitense ha reso pubblici i dati sulle vendite al dettaglio, si tratta di un -1,2% su base mensile a dicembre. Il dato è davvero pessimo se si pensa che le stime dei broker finanziari dicevano che ci sarebbe stato un incremento dello 0,2%.

Breve analisi della situazione italiana
Tra le prime sfide che l’Italia si trova ad affrontare nell’attuale congiuntura economica c’è sicuramente la produttività ferma ormai da decenni. Il concetto è molto semplice: la quantità di prodotto per ora lavorata nel nostro Paese è davvero bassa. I dati dell’Ocse che riguardano il miglioramento della produttività per ora lavorata annualmente vedono l’Italia al penultimo posto nella classifica prima della Grecia, con un incremento dello 0,14%.

Tra le principali motivazioni che limitano la produttività in Italia c’è la forte difficoltà a fare impresa nel nostro paese. I dati provenienti anche da fonti affidabili come la Banca mondiale dicono che siamo al 51esimo posto di questa speciale classifica. Fare business in Italia è molto difficile a causa dell’elevata tassazione e della difficoltà di accesso al credito, ma pesa anche la propensione a non rispettare i contratti tra le parti.

Altro grosso problema nostrano è il basso livello di competenze ovvero il basso capitale umano. Fenomeno di cui si parla troppo poco nel dibattito politico. Tra i paesi avanzati siamo agli ultimi posti come percentuale di laureati e quei pochi che ci sono hanno conoscenze disallineate con le esigenze delle aziende. Altre aree critiche sono poi quelle della formazione professionale e dei rapporti tra scuola/università e mondo produttivo.

Tutti questi fardelli non possono che preoccupare ulteriormente ora che anche la situazione di contorno dell’economia europea e globale vacillano. Servono interventi strutturali importanti per porre fine alla nostra stagnazione.

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