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Aemilia, lunedì si torna in aula con omicidi del ’92

Imputato nel nuovo processo anche il boss Nicolino Grande Aracri

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REGGIO EMILIA – La ‘ndrangheta torna alla sbarra in tribunale a Reggio Emilia. Dopo Aemilia, maxi processo contro le diramazioni emiliane della cosca Grande Aracri di Cutro (concluso in primo grado lo scorso 31 ottobre con 118 condanne), parte lunedi’ un nuovo procedimento giudiziario con al centro i “cold case” dei due omicidi di mafia avvenuti nel 1992 nella frazione di Pieve Modolena a Reggio e a Brescello.

Le vittime, cadute nella cruenta guerra fra clan per l’egemonia sul territorio che si consumava all’epoca tra la Calabria e il Nord Italia, furono il 33enne Nicola Vasapollo, ucciso il 21 settembre 1992 nel capoluogo, e Giuseppe Ruggiero, 35 anni, colpito da un commando di killer travestiti da carabinieri il 22 ottobre seguente, nella casa del paese di don Camillo dove era agli arresti domiciliari.

A chiarire molti dettagli di entrambe le vicende e portare al processo che sta per partire e’ stato, nel troncone principale di Aemilia, il collaboratore di giustizia Antonio Valerio con le sue dichiarazioni. Imputati dei delitti di 27 anni fa sono dunque il capo della omonima cosca Nicolino Grande Aracri che si trova in carcere a Milano, Angelo Greco detto “Linuzzo”, recluso a Torino, Antonio Lerose detto “Il bel Rene'”, nato a Cutro e residente a Bologna, e Antonio Ciampa’ detto “coniglio”.

Altri due imputati hanno scelto il rito abbreviato e sono gia’ stati condannati: si tratta dello stesso Antonio Valerio e di Nicolino Sarcone, considerato il capo della autonoma cosca emiliana collegata ai Grande Aracri. Infine, sempre per gli stessi delitti, Raffaele Dragone e Domenico Lucente sono stati condannati all’ergastolo nel 1997, mentre uno degli assassini che sparo’ materialmente a Vasapollo, Antonio Macri’ detto Topino, e’ stato vittima della “lupara bianca” in Calabria.

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