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Addio a Bruno Ganz, magistrale Hitler del film “La Caduta”

Aveva 77 anni ed è moro a Zurigo. Tra le sue pellicole più famose "Il Cielo sopra Berlino" e "Pane e Tulipani"

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REGGIO EMILIA – L’attore svizzero Bruno Ganz è morto a Zurigo a 77 anni. Con lui se ne va un grandissimo attore di cinema e teatro, molto amato dal pubblico internazionale e riconosciuto dalla critica di settore. Indimenticabile la sua interpretazione del dittatore Adolf Hitler ne “La caduta”, 2004. Ha lavorato inoltre sui set di registi come Eric Rohmer, Volker Schloendorff e Werner Herzog. Ganz va ricordato anche come interprete teatrale (con lavori fra l’altro di Goethe e Brecht).

Figlio di uno svizzero e di un’italiana, Bruno Ganz ha debuttato a teatro nel 1961, guadagnandosi da subito una buona reputazione come un solido e giovane attore presente nella scena tedesca. L’esordio cinematografico avviene l’anno prima con il deludente film di Karl Suter Der Herr mit der schwarzen Melone, poi per 10 lunghi anni alterna la televisione tedesca al teatro.

A 23 anni, a Brema, conosce Peter Zadeke e Peter Stein, appassionati come lui di teatro, e insieme a loro, nei giorni della contestazione, abbandona i teatri stabili e gira per tutta la Svizzera recitando in sedi improvvisate (cinema, trattorie e birrerie) solamente per un pubblico popolare. Una volta arrivato a Berlino, con Stein, fonda uno dei teatri più prestigiosi e famosi d’Europa: la Schaubühne, che negli anni Settanta sarà palcoscenico per opere come “La madre di Gorkij”, “Il principe di Homburg”, “Peer Gynt”, “Le Baccanti” e “La morte di Empedocle”. Sono anni molto felici per lui, coronati anche dal matrimonio con Sabine Ganz, dalla quale avrà Daniel (1972), il suo unico figlio.

Nonostante la fama nell’entourage intellettuale tedesco e le grandi soddisfazioni teatrali, scende dal palcoscenico per avviarsi verso il cinema. Il primo tratto affibbiatogli è quello di un attore riflessivo dedito all’introspezione e ben si ricollega ad uno dei film più felici del cinema tedesco (inedito in italia) Sommergeste (1975) che è diretto proprio da Peter Stein, il suo migliore amico.

Il suo nome comincia a circolare nelle venature del cinema. Arriva in particolar modo in Francia, dove l’attrice Jeanne Moreau, passata alla regia, lo inserisce nel cast di Lumiére (1976, con Lucia Bosé e Keith Carradine), e dove il grandissimo Eric Rohmer gli affida il ruolo del Conte in La Marchesa Von… (1976). Ma altrettanto presente è la Germania che, sebbene divisa e in crisi di identità, gli offre ruoli prestigiosi in pellicole come L’amico americano (1977) di Wim Wenders e Nosferatu, principe della notte (1979) di Herzog.

L’America gli permette di recitare accanto a tre grandi divi del grande schermo: Gregory Peck, James Mason e Laurenco Olivier ne I ragazzi venuti dal Brasile (1978) di Franklin J. Schaffner. E l’Italia non è da meno: Oggetti smarriti (1980) di Giuseppe Bertolucci con Mariangela Melato, Renato Salvatori e Laura Morante e soprattutto La vesta storia della signora delle camelie (1980) di Mauro Bolognini.

A volte sono piccoli ruoli di margine, altre volte sono grandi e intensi personaggi, ma ciononostante Bruno Ganz, anche se in ascesa cinematografica, torna al teatro nel 1982, con una maestosa edizione dell'”Amleto” alla Schaubühne, con l’interpretazione del “Parco” di Botho Strass e del “Prometeo incatenato” di Eschilo. Sarà uno dei registi che più lo adora, il geniale Wim Wenders, a richiamarlo al cinema con Il cielo sopra Berlino (1987) e con il suo seguito Così lontano, così vicino (1993).

Doveva essere Oskar Schindler in Schindler’s List di Steven Spielberg, ma la produzione lo scartò perché non era abbastanza conosciuto, preferendogli una star dal volto più internazionale come Liam Neeson. A consolarlo, prima Theo Angelopoulos in L’eternità e un giorno (1998) e poi il nostro Silvio Soldini che lo conforta con il ruolo del cameriere Fernando Girasoli in Pane e tulipani (2000), successo italiano al box office, che gli permetterà di vincere il David di Donatello come Miglior Attore Protagonista.

Ma nel 2004, perde tutta la delicatezza e la soavità di quel personaggio per andare a interpretare un ruolo scomodo come quello di Hitler nello scandaloso La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler di Olivier Hirschbiegel, cronaca degli ultimi giorni di vita del dittatore, del suo Stato Maggiore e di Eva Braun nel bunker sotto la Cancelleria di Berlino, mentre la città viene conquistata dall’Armata Rossa. La sua interpretazione è qualcosa di veramente eccezionale e Hollywood lo richiama speditamente per ricoprire una parte nel film di Jonathan Demme The Manchuian Candidate (2004) con Meryl Streep.

Lavora con Francis Ford Coppola per Un’altra giovinezza (2007) e torna vicino alla Germania alla quale è indissolubilmente legato, nel suo percorso artistico, con La Banda Baader Meinhof (2008) ed il bellissimo The Reader – A Voce Alta (2008). Nel 2011 lo troviamo in Unknown – Senza Identità di Collet-Serra e nella produzione italo-tedesca La fine è il mio inizio, nel quale è protagonista interpretando un Tiziano Terzani ormai sul punto di morire, e nel 2014 è in In ordine di sparizione, diretto dal norvegese Hans Petter Moland. Lo vedremo poi nel film di Atom Egoyan Remember e in Heidi di Alain Gsponer.

Se si scorre nella filmografia di Bruno Ganz, non si può fare a meno di notare che è ricca di veri autori e alti maestri del cinema internazionale. Un attore versatile che passa senza una piega da un personaggio identificato con il Bene a uno che rappresenta il Male, senza cadere in stupidi stereotipi, ha qualcosa di eccezionale, e francamente, aspettiamo un altro buon colpo di Bruno Ganz.

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