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Il regalo di Salgado ai ragazzi di Binario 49, una mostra con le sue foto inedite

Sarà inaugurata il 9 febbraio nel locale di via Turri e nello spazio Gerra: cento scatti mai visti dei suoi viaggi in quel continente. Il grande fotografo: "Chi lavora controcorrente deve essere aiutato"

REGGIO EMILIA – Una mostra in prima nazionale, il 9 febbraio, a Binario 49, del grande fotografo brasiliano Sebastião Salgado, inedita per l’Italia. Si chiamerà Africa (nella foto un’immagine della mostra “Africa” (Etiopia 1985). Foto Sebastião Salgado / Amazonas Images) ed è stata regalata dall’artista che si è innamorato del progetto dei tre giovani reggiani, Claudio Melioli, Alessandro Patroncini e Khadija Lamami, che hanno scommesso sull’apertura di un caffè letterario in via Turri, nel cuore del quartiere più multetnico e problematico della nostra città.

Non è un caso che Salgado abbia scelto questi ragazzi. Proprio una riproduzione gigantesca della affollatissima stazione di Bombay, presa da una foto scattata da Salgado, è appesa al muro di Binario 49, a ricordare che, in fondo, tutti questi posti sono uguali: luoghi di scambio, brulicanti di umanità. E Claudio Melioli, ricercatore astrofisico e ceramista, ha lavorato per dieci anni in Brasile come operatore sociale e come astronomo.

Claudio ha pensato che le cose impossibili sono, forse, le uniche che si possono realizzare e, tramite suoi amici brasiliani, ha iniziato a cercare Salgado fino a che, una domenica mattina, il grande fotografo lo ha chiamato e gli ha detto: “Sono Salgado, so che mi state cercando. Cosa posso fare per voi?”. Dopo la conversazione telefonica ha deciso di regalare una mostra a Binario 49. Si chiamerà Africa: cento foto originali, il riassunto di trent’anni di viaggi in quel continente. La mostra è talmente grande che non starà tutta a Binario 49, ma verrà suddivisa fra via Turri e lo Spazio Gerra.

Binario

Salgado proverà a venire per l’inaugurazione se ce la farà, dato che ha subito un’operazione per un tendine rotto durante i suoi sopralluoghi nella foresta amazzonica. Ci sarà sicuramente il figlio Juliano, autore delle sequenze di quello che, assieme a Wim Wenders, è diventato il film “Il Sale della tera”.

Ha detto il grande fotografo in un’intervista a Repubblica: “E’ il mio regalo a questi amici mai visti. Quello che sta succedendo ai nostri due Paesi è molto simile. Qui la vittoria di Bolsonaro è una minaccia per gli indios, i neri, la povera gente. Da voi crescono la paura e l’ostilità verso i migranti. Chi lavora controcorrente deve essere aiutato”.