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Il blues per un amico “tradito”: Reggio tace e in Texas si continua a morire

Lo spettacolo andato in scena a Binario 49, che ricorda David Lee Goff, racconta solo una parte di una storia che ha un epilogo, purtroppo, molto più triste e poco edificante

REGGIO EMILIA – Tredici esecuzioni nel 2018: cinque bianchi, quattro neri e quattro ispanici. Oltre 300 da quando fu eseguita la condanna a morte dell’afroamericano David Lee Goff. Sono i numeri dei prigionieri a cui è stata tolta la vita, negli ultimi anni, con un’iniezione letale nel carcere di Huntsville, in Texas. Alcuni di loro venivano anche da Fort Worth, la città di Goff, la città texana con cui Reggio Emilia è gemellata dal 1985.

Perché citiamo questi numeri? Lo facciamo perché, proprio oggi, è stata ricordata la storia di David Lee Goof nel concerto “Blues per un amico” che si è tenuto a Binario 49, il caffè letterario di via Turri. Una produzione “TeatroChe” che ha visto sul palco come voce narrante Mauro Bertozzi e, ad eseguire canzoni blues, Riccardo Sgavetti, Tiziano Bellelli e Leonardo Sgavetti.

Chi scrive seguì, passo passo, sul Resto del Carlino, all’epoca (Goff fu giustiziato il 25 aprile del 2001), la vicenda di Goff, cittadino di Fort Worth. Il Carlino ebbe il merito di portare, per primo, all’attenzione dell’opinione pubblica reggiana quello che fu poi definito un “gemellaggio di morte” e diede ampio spazio a chi criticava l’amministrazione di allora, guidata dalla Spaggiari, che manteneva in piedi un rapporto di amicizia con una città, ampiamente favorevole alla pena di morte, senza criticarla e in aperta contraddizione con i valori della sinistra.

La campagna del giornale si estese presto agli altri media e polarizzò il dibattito politico nella primavera del 2001, a tal punto che rischiò perfino di mettere in discussione il gemellaggio. La Margherita di allora, in primis Graziano Delrio, che poi diventò sindaco, si schierò in modo molto critico nei confronti di questo rapporto di amicizia, mentre molti nei Ds lo difesero fra imbarazzi notevoli nel partito che allora governava la città. Goff fu giustiziato, come abbiamo ricordato. Per qualche anno continuò l’atteggiamento critico nei confronti dei gemelli texani e poi tutto fu messo a tacere e cadde nel dimenticatoio. Se ne scordò anche Delrio che poi, diventato sindaco, abbandonò velocemente quella battaglia a cui aveva contribuito con il suo partito di allora.

Scriviamo tutto questo perché spiace constatare che, nello spettacolo andato in scena oggi a Binario 49, tutta quella discussione politica, il gemellaggio con Reggio e, soprattutto, l’ipocrisia di una città che continua, come se niente fosse, a restare in rapporti di amicizia con una città, Fort Worth, che resta ampiamente favorevole alla pena di morte, è come se non fosse mai esistito. I musicisti hanno svolto il loro compito, suonando dell’ottimo blues, ma la regia dello spettacolo ha mancato di sottolineare questi aspetti. Sembra quasi, a vedere “Un blues per un amico”, che Reggio abbia vinto e che abbia combattuto, compatta, una nobile battaglia.

Purtroppo, invece, a dispetto del quadro idilliaco proposto dalla regia odierna, la realtà è stata molto diversa. Il centrosinistra reggiano, allora, era diviso quando combattè quella battaglia e la nostra città non ha vinto. Ha vinto, invece, la realpolitik. Reggio oggi tace e nel braccio della morte di Huntsville si continua a morire.