Via Paradisi, una residente: “Bivacchi nelle cantine” foto

La donna posta le foto su Facebook e commenta: "Cantina adibita a camera da letto con fornellino ben in vista, materassi dove tutte le notti da due mesi dormono persone"

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REGGIO EMILIA – Le foto risalgono a martedì, due giorni dopo la tragedia in cui sono morte due persone nell’incendio del condominio al civico 33 di via Turri. Qui siamo in via Paradisi, una parallela in cui i residenti vivono gli stessi identici problemi: degrado, insicurezza e spaccio.

Le foto che vi mostriamo sono state postate da una residente sulla pagina di Reggio Città aperta. Questo lo sfogo della donna: “Via Paradisi, cantina adibita a camera da letto con fornellino ben in vista, materassi dove tutte le notti da due mesi dormono persone. Poi parliamo di disgrazie. Disgrazie annunciate è la parola giusta. Mi vergogno di essere una cittadina Reggiana. Non è possibile assistere a tanto menefreghismo e abbandono della zona stazione. Sono tutti bravi a parlare di ghetto, soprattutto le persone che lo hanno voluto rendere tale. Vergognatevi a nome di quelle povere vite che non avevano nessuna colpa”.

Dopo la tragedia di via Turri, proprio gli amministratori dei condomini di via Paradisi avevano sollevato il problema della gestione dei palazzi da loro amministrati. Parlavano di alloggi piu’ trafficati dei porti di mare, allacci abusivi ai contatori delle utenze e spaccio.

Nei giorni scorsi la polizia municipale ha svolto una serie di controlli in tutte le cantine e i garage di via Turri, potenzialmente accessibili perche’ lasciati aperti. Un’operazione “setaccio” effettuata con l’impiego di cinque pattuglie che ha riguardato varie decine di vani, senza pero’ registrare casi di occupazione abusiva o altre problematiche particolari, riconducibili ad un uso improprio o illecito dei luoghi controllati.

E’ bene precisare, tuttavia, che la Municipale, in base alla legge, può entrare a controllare le cantine “potenzialmente accessibili” (quindi aperte) e quelle che i proprietari decidono di aprire, perché per perquisire quelle chiuse e magari farlo durante un blitz notturno, servirebbe l’autorizzazione di un magistrato.

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