Sciopero, addetti gas-acqua fermi anche a Reggio

Lunedi' prossimo i lavoratori di Parma e Reggio Emilia del settore gas-acqua ed elettrico protesteranno dalle 10 alle 12 con un presidio davanti alle rispettive prefetture

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REGGIO EMILIA – Lunedi’ prossimo i lavoratori di Parma e Reggio Emilia del settore gas-acqua ed elettrico protesteranno dalle 10 alle 12 con un presidio davanti alle rispettive prefetture, nell’ambito dello sciopero nazionale indetto per il comparto.

Alla base della mobilitazione, innanzitutto, c’e’ l’applicazione dell’articolo 177 del codice degli appalti, che obbliga i titolari di concessioni, che abbiano ricevuto l’affidamento senza gara, ad affidare ad altre societa’ terze una quota pari all’80% dei propri contratti relativi alle concessioni, mentre solo per il restante 20% potranno ricorrere alla gestione diretta attraverso proprie societa’ controllate o collegate.

“Se questa scellerata interpretazione della norma dovesse applicarsi – spiega la Cgil – la gestione organizzativa di molte societa’ dei settori del gas ed energia elettrica (come Enel, Hera o Iren) subirebbe una ‘frantumazione’ che le trasformerebbe in un sol colpo in piccole e medie societa’ appaltatrici prive di ruoli operativi e gestionali”. Di conseguenza, inoltre, “si dequalificherebbero servizi essenziali per la comunita’, aumentando le tariffe, senza poter fare quegli investimenti necessari a modernizzare le infrastrutture e con un abbassamento generale dei livelli di sicurezza”.

Lo sciopero si rivolge poi anche contro la riforma del servizio idrico integrato in discussione in Parlamento, che prende il nome della onorevole Federica Daga (M5s) e l’esclusione della geotermia convenzionale dalle fonti di energia rinnovabili. Sulla riforma “Daga” del servizio idrico integrato si prevede in particolare il ritorno alla costituzione di aziende speciali o enti di diritto pubblico modificando quanto previsto dalla Legge Galli del 1994, che organizzava il servizio idrico. Cosi’ facendo, sostengono i sindacati, “si rischia un blocco agli investimenti, circa 2,5 miliardi di euro”.

Infine “l’ipotesi del Governo di escludere la geotermia convenzionale dalle fonti di energie rinnovabili meritevoli di incentivazione” viene definita “assurda e scellerata” perche’ se attuata, “la fine degli incentivi non rendera’ piu’ economicamente sostenibili gli investimenti a causa dell’altissimo rischio di impresa”.

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