Radiazione Venturi, i direttori Ausl: “Mina la libertà dei medici”

I 42 manager delle aziende dell'Emilia-Romagna attaccano l'ordine di Bologna

REGGIO EMILIA – La radiazione di Sergio Venturi non e’ solo una ‘punizione’ per l’assessore regionale alla Sanita’ dell’Emilia-Romagna. E’ anche un ‘avvertimento’ a tutti i medici di Bologna di non mettersi contro l’Ordine. Per questo, la solidarieta’ a Venturi “non puo’ riguardare solo il personale sanitario. E’ anche una piu’ generale esigenza di libera vita civile”.

E’ durissimo il commento di tutti i direttori generali, amministrativi e sanitari delle aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna, che da Piacenza a Rimini, passando per i Policlinici, il Rizzoli di Bologna e l’Irst di Meldola, serrano le fila in difesa dell’assessore regionale. I 42 manager firmano una nota congiunta, nella quale mettono in ordine prima di tutto i fatti.

“In tutto il mondo civile – scrivono – il soccorso sanitario d’emergenza e’ largamente svolto da personale non sanitario con addestramento sanitario d’emergenza. Non occorrono titoli accademici per saperlo. Basta andare nei civili paesi d’Europa per rendersene conto”. A questo si aggiunge il fatto che “in letteratura scientifica non risultano evidenze di vantaggi sanitari derivanti dall’impiego di personale medico nelle emergenze territoriali”.

Anche in Italia, del resto, “i diffusi defibrillatori automatici sono adoperati da personale laico”. Una pratica che “ha salvato molte vite, nonostante dobbiamo forse solo alla disattenzione dell’Ordine di Bologna la mancata richiesta di abolizione per violazione della sacralita’ dell’atto medico”, pungono i direttori.

Quanto a Venturi, la delibera sul 118 e’ stata portata in Giunta “in quanto assessore, non in quanto medico”, sottolineano i 42 manager delle aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna, con l’intento di applicare “alcune delle evidenze di letteratura”. In Emilia-Romagna, aggiungono, “la disponibilita’ di medici nel soccorso territoriale e’ maggiore che in Veneto e in Lombardia, dove evidentemente e’ possibile far funzionare un efficiente sistema di soccorso territoriale, con il contributo di medici e infermieri, senza incorrere in violazioni della deontologia medica”.

La radiazione di Venturi, aggiungono quindi i direttori delle aziende sanitarie, “evidentemente non colpisce l’atto amministrativo incriminato, ma le intenzioni di Venturi nel proporlo. Poiche’ egli e’ medico e un medico non puo’ pensare in modo difforme dall’Ordine di Bologna”. Per questo, sostengono i manager, si tratta di “un atto che avverte gli iscritti: in qualsiasi posizione voi siate, dovete affermare cio’ che ritengono i dirigenti dell’Ordine. Senno’ non si puo’ essere medici”. Per questo, chiosano i direttori, “la solidarieta’ a Sergio Venturi non puo’ riguardare solo il personale sanitario. È anche una piu’ generale esigenza di libera vita civile”.