Maxi traffico di droga stroncato dalla polizia: raffica di arresti

Le indagini sono partite dallo spaccio di eroina alle ex Reggiane: sequestrati nove chili di eroina, due di cocaina, uno di hascisc e uno marijuana

REGGIO EMILIA – Durissimo colpo al traffico di droga a Reggio Emilia: e’ stata smantellata una “cupola dello spaccio” composta in maggioranza da cittadini di origine magrebina, che operava con epicentro nella zona delle ex officine Reggiane. Sono i risultati dell’operazione “Rexit”, eseguita stanotte, quando la squadra Mobile della Polizia reggiana ha dato esecuzione a 27 misure cautelari (19 in carcere, quattro ai domiciliari e quattro provvedimento di obbligo di dimora e di firma alla Polizia) nei confronti di soggetti magrebini, tunisini, marocchini e albanesi.

Tra le persone coinvolte nell’inchiesta, partita a novembre 2015 e coordinata dal sostituto procuratore Giacomo Forte, anche due italiani e due donne. Uno degli arrestati, un cittadino albanese ritenuto dagli inquirenti il “grossista” delle sostanze stupefacenti che da Reggio venivano dirottate anche nelle citta’ vicine e fuori regione, risiedeva nel palazzo al numero civico 33 di via Turri, in zona stazione, dove nella notte tra domenica e lunedi’ si e’ sviluppato l’incendio in cui hanno perso la vita due persone. “Allo stato – chiarisce pero’ il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini – non ricolleghiamo i due fatti in alcuni modo”.

Nell’operazione (in cui gli agenti della Polizia hanno utilizzato anche tre auto sequestrate in precedenza a spacciatori, ndr) sono inoltre state arrestate in flagranza 34 persone e sequestrati nove chili di eroina, due di cocaina, un chilo e mezzo di hashish, un chilo di marijuana e 119 piantine di cannabis, oltre a circa 6.000 euro. Complessivamente sono contestati dalla Procura 888 capi di imputazione, tutti inerenti i reati di detenzione e spaccio di droga, dalle piccole quantita’ (per cui ora non e’ previsto l’arresto, ma solo l’obbligo di dimora) allo smercio di grosse partite.

L’operazione odierna della Questura segue quella del giugno 2017 (“Exit”), partita dalle segnalazioni dei cittadini su un traffico di eroina nell’area delle ex Reggiane, che aveva gia’ portato alla esecuzione di 11 misure cautelari. Per il questore Antonio Sbordone l’inchiesta diventa una pietra miliare nella lotta alla criminalita’ legata al traffico di droga perche’ “traccia la storia di uno dei canali dello spaccio di stupefacenti a Reggio e la riscrive”. Oggi, aggiunge Sbordone, “la storia e’ cambiata e le Reggiane non sono piu’ il luogo del male per questo tipo di reato”.

questore

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori – anche con 144.000 conversazioni telefoniche intercettate – il giro dell’eroina a Reggio Emilia faceva capo ad un uomo albanese che riforniva settimanalmente pusher magrebini operanti, in particolare, nell’area di Parco Ottavi. Il fornitore della cocaina, invece, e’ stato individuato in un cittadino marocchino di Modena. Dei due italiani coinvolti nell’inchiesta uno e’ reggiano, l’altro residente a Matera, che il 29 dicembre 2015 venne a Reggio per comprare un chilo di eroina con cui festeggiare il capodanno.

E’ emerso anche il ruolo particolare di due donne (una indagata, l’altra sottoposta ad obbligo di dimora), che avrebbero preso il posto dei mariti nella gestione delle attivita’ illecite quando i consorti sono stati arrestati. “E’ la seconda tranche di un’inchiesta e l’inizio della terza”, dice il procuratore Mescolini. Che assicura: “Il mio ufficio investira’ molto perche’ nessuna indagine si chiuda con il processo o la sentenza. Dove ci saranno spunti di approfondimenti noi li faremo tutti”.