Fratelli Cervi e Quarto Camurri, Reggio non dimentica foto

Stamattina la commemorazione. Il vicesindaco Sassi: "Accoglienza e generosità come forma di resistenza per contrastare l'insorgere di nuove intolleranze e paure". Il presidente della Provincia, Giorgio Zanni: "Nella caparbietà dei Cervi ritroviamo il tratto distintivo della cultura emiliana

Più informazioni su

REGGIO EMILIA – La nostra città ha ricordato questa mattina il 75° anniversario della morte di Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio, i sette fratelli Cervi, e Quarto Camurri, nel giorno in cui ricorre l’anniversario del loro eccidio, accaduto il 28 dicembre 1943, nel poligono di tiro cittadino, per mano dei fascisti.

Le figure degli antifascisti e il valore storico del loro gesto sono state ricordate nel corso di una cerimonia che si è svolta nel luogo dell’eccidio, in via Paterlini, nella zona del Tribunale, dove si trovava il Poligono di tiro, alla quale hanno preso parte il vicesindaco di Reggio Emilia Matteo Sassi, il presidente dell’Anpi reggiana Ermete Fiaccadori e Luciano Rondanini dell’Istituto Cervi.

“Quella dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri – ha detto il vicesindaco Sassi – è una storia che parla al futuro molto più che al passato. È una vicenda orientata all’innovazione e al progresso in ambito sociale, lavorativo e culturale, una storia che parla di accoglienza e generosità nei confronti dei reduci, dei militari italiani e stranieri che erano allo sbando e, ovviamente, dei partigiani a cui diedero il loro pieno sostegno”.

Ha aggiunto Sassi: “Per la famiglia Cervi e per Camurri, per l’irriducibilità al fascismo che da sempre li aveva caratterizzati, la Resistenza fu un esito naturale. Allo stesso modo l’eccidio di cui i fascisti si macchiarono quel 28 dicembre 1943 fu l’esito drammatico ma naturale di un movimento che fece della violenza politica la propria essenza. Non esiste un fascismo buono delle origini e un fascismo inquinato dall’alleanza con il nazismo sul finire della propria esperienza, come certi revisionismi lasciano intendere: il fascismo fu uno solo e si caratterizzò per la propria brutalità nei confronti degli avversari. La sa bene la nostra terra che ha visto sindacati messi fuori legge, cooperative e Case del popolo date alle fiamme, la repressione degli oppositori politici. Per tutte queste ragioni, da quella storia abbiamo ancora molto da imparare, a maggior ragione in un’epoca storica in cui valori e principi come accoglienza e rispetto dell’altro sono messi in discussioni di fronte all’insorgere di paure, rancori e intolleranza che rischia di provocare una crisi della democrazia, che si consuma giorno dopo giorno”.

Il vicesindaco Sassi ha poi concluso il suo intervento ricordando come sia “ai giovani, alla loro costante ricerca di futuro e di identità di senso, che bisogna guardare e la storia della famiglia Cervi, così come quella delle tante famiglie resistenti del nostro territorio, è un patrimonio enorme di valori, di riferimenti e di insegnamenti, di cui recuperare la dimensione politica e attuale”.

Il presidente della Provincia, Giorgio Zanni: “Nella caparbietà dei Cervi ritroviamo il tratto distintivo della cultura emiliana
Anche il presidente Giorgio Zanni e il gonfalone della Provincia di Reggio Emilia erano presenti, questa mattina al poligono di tiro. Dopo la commemorazione e la posa di otto rose rosse ai piedi del muro dove avvenne la fucilazione, il presidente Zanni è intervenuto al Museo Cervi di Gattatico, la vecchia casa Cervi ai Campi Rossi, dove è stata inaugurata la scultura in terracotta “La madre” realizzata da Jucci Ugolotti per ricordare GenoeffaCocconi, mamma dei sette fratelli, altra grande figura della memoria emiliana.

“E’ sempre un’emozione tornare in questa casa ai Campi Rossi, uno dei luoghi più belli e rappresentativi della nostra provincia, che della libertà e semplicità ha fatto la sua bandiera – ha tra l’altro detto il presidente Giorgio Zanni – Da questa terra deriva un patrimonio collettivo che ancora oggi deve essere di stimolo alla politica e agli amministratori, perché da quel seme di semplicità di quella meravigliosa famiglia contadina è cambiata la storia della Resistenza e poi di tutto il Paese, fino ad arrivare a quello stato di diritto, basato sui valori della nostra Costituzione, che oggi conosciamo”.

“Nella caparbietà dei Cervi nel voler elevare loro stessi per provare a costruire una comunità migliore ritroviamo il tratto distintivo della cultura emiliana e reggiana in particolare, di chi si impegna a costruirsi il futuro da solo”, ha aggiunto il presidente Zanni complimentandosi con Jucci Ugolotti per la scultura “che rende omaggio a Genoeffa Cocconi, materializzando la sofferenza di una vita di sacrifici da parte di una donna che era riuscita a sua volta ad elevarsi, ritagliandosi un ruolo importante in una società rurale”.

Più informazioni su