Castelnovese sei l’esempio: tre donne in organigramma

La società griffata Donelli Avvolgibili è una delle poche società sportive reggiane a credere fortemente nelle “quote rosa”. Il dirigente Dario Donelli: “La nostra non è propaganda. Fanno parte della squadra perché sono brave, non perché sono donne”

CASTELNOVO SOTTO (Reggio Emilia) – Il calcio italiano è davvero indietro anni luce, specialmente quello locale dove sono in vigore alcune regole da bar sport tramandate oralmente e mai scritte. Regole assurde che hanno costretto il nostro pallone di provincia in una condizione di stallo, da sabbie mobili. Leggi che non hanno modo d’esistere, dogmi come “i giovani bravi devono giocare tutti esterni o terzini, così non fanno danni” oppure a strane ritualità che portano a esoneri frettolosi e scellerati in pieno stile Italia nel pallone.

Altra piaga dolorosa riguarda la valorizzazione delle donne all’interno del calcio. Brutto soffermarsi su quote rosa o su altre indicazioni di carattere ornamentale. Un buon dirigente è prima di tutto un buon dirigente, non conta se uomo o donna. Stessa regola dovrebbe (deve) valere per le figure tecniche. Massaggiatrici, preparatori atletici, allenatori, dirigenti d’ogni natura. Il calcio è uno sport, ma è anche una sorta di industria che garantisce opportunità sociali e professionali.

Le donne devono avere la possibilità di farsi valere, di scendere in campo. Non mancano le società lodevoli, come la Polisportiva Roteglia, dove la colonna centrale è donna. Il punto di riferimento del club si chiama Giulia Paganelli, responsabile del settore giovanile di altissimo profilo, una figura che meriterebbe una possibilità nel calcio che conta. Altra società impegnata su questo fronte è la Casalgrandese, club che ha abbracciato da tempo la divisione femminile, scommettendo in un movimento che promette crescite esponenziali.

Nella lista delle società da lodare anche lo Sporting Chiozza, la Boiardo Maer e la Giac di Salvaterra. La numero uno, nella nostra classifica è la Castelnovese, dove il manipolo di donne in organigramma è molto più forte: sono tre le ragazze a disposizione dei gialloverdi, tutte con caratteristiche diverse e tutte preziose per la vita quotidiana del blasonato feudo calcistico reggiano.

Dario Donelli, imprenditore castelnovese e dirigente della società non ha dubbi: “Noi non abbiamo problemi a coinvolgere delle donne nel club, anche in azienda mi affido a dirigenti del gentil sesso, sono più agguerrite e più affidabili di tanti uomini. Nel 2019 è triste che questo faccia notizia, credo sia davvero deleterio parlare di quote rosa. Noi non ci facciamo caso, se ci serve una figura tecnica facciamo i colloqui, incontriamo chi alza la mano e si candida per quel ruolo, non ha importanza se uomo o donna, l’importante è scegliere la persona giusta”.

Dario Donelli non si nasconde, e con molta tranquillità ci confessa: “Il calcio deve crescere molto, sotto tutti gli aspetti. Siamo ancorati a logiche che appartengono al passato. Lo sport appartiene a tutti, non è un circolo riservato agli uomini. La nostra non è propaganda. Alessia Castagnetti è al nostra preparatrice perché è bravissima in quello che svolge, ha grande competenza. Stessa cosa vale per la massaggiatrice Elena Ferroni e per la dirigente Cristina, che è stata anche nostra vicepresidente”.

Dello stesso avviso Giampaolo Scansani, memoria storica della Castelnovese: “Vivo il calcio da diversi decenni, è anche se non sono giovanissimo non ho alcuna difficoltà nel rapportarmi con delle ragazze che, come me, amano il calcio e lo sport. Anzi, io e tutti gli altri siamo felicissimi di questa nostra particolarità e ci auguriamo che questo numero possa crescere ancora”.

Cristina, Alessia ed Elena: tre donne, fianco a fianco, nel calcio. Le abbiamo incontrate per conoscere il loro punto di vista

Alessia Castagnetti, preparatrice atletica: “Quando la Castelnovese mi ha contattato sono rimasta molto colpita, è una società storica con progetti importanti e sono lieta di farne parte. Mi sento parte della squadra e tutti mi trattano con grande rispetto, non ho mai avuto difficoltà, anzi. Le donne meritano molto più spazio nel calcio così come nello sport e la politica della Castelnovese è esemplare. Lavoro a stretto contatto con giocatori e allenatore, sento di avere competenza e sono a disposizione del club. Sono parte di una squadra”.

Elena Ferroni, massaggiatrice: “Mi sono appena laureata in fisioterapia, ho 22 anni e volevo fare esperienza nel mondo dello sport e del lavoro. Il calcio è una palestra perfetta per noi del settore, anche se devo dire che inizialmente non è stato facile farsi accettare dal gruppo. Dopo qualche settimana la squadra ha capito la mia funzione e mi hanno subito aperto le porte dello spogliatoio. Oggi mi sento parte della squadra e sono fiera di poter essere una delle prime donne a farsi largo in questo mondo così poco aperto alle novità. Ringrazio la società, che mi ha dato grande fiducia e ringrazio anche l’allenatore Paolo Vinceti, una persona dalle grandi qualità umane che mi ha subito fatto sentire importante. Noi donne siamo una grande risorsa per lo sport, è ora di cambiare”.

Cristina De Palmi, dirigente del club: Cristina De Palmi, dirigente del club: “Credo molto nelle associazioni locali e nelle attività sportive che uniscono e animano le comunità locali. Essere dirigente é un ruolo di grande responsabilità. Dai ragazzi, in particolare dagli adolescenti, si è visti come punti di riferimento, per questo bisogno sempre essere pronti ad ascoltarli ed interagire con loro. Solo in questo modo si riesce a garantire loro la possibilità di esprimere le loro capacità agonistiche favorendo la nascita di nuove amicizie ed in particolare di un gruppo coeso e unito, visibile anche in campo. Sono fiera di condividere questa missione con persone che credono nei miei stessi ideali e che lavorano giorno dopo giorno per consolidare il valore del club che rappresentano”.