Batterio killer, a Reggio una terza vittima

Dopo i primi due casi di pazienti deceduti dopo essere stati operati al Salus Hospital, ne spuntano altri due: uno dei quali è morto e l'altro è in salute. L'ospedale: "Legami fra l’intervento, il contagio e il decesso sono attualmente in fase di verifica"

REGGIO EMILIA – Terza vittima reggiana del batterio killer Chimera. Dopo i primi due casi di pazienti deceduti dopo essere stati operati al Salus Hospital, ne spuntano altri due: uno dei quali è morto e l’altro è in salute. Lo riporta la Gazzetta di Reggio. L’esposizione al microbatterio, come è noto, sarebbe avvenuta a causa di un macchinario utilizzato durante le operazioni a cuore aperto avvenute tra il 2010 e il 2017.

Il Salus Hospital ha già replicato che questo rischio, all’epoca, “non poteva essere conosciuto in quanto la conoscenza di tale problematica è avvenuta per il mondo medico italiano successivamente ai fatti citati”. L’agenzia sanitaria regionale sta svolgendo un’inchiesta sanitaria interna al sistema regionale su questa vicenda. Il Salus Hospital, da parte sua, ha sempre precisato che “i legami fra l’intervento, il contagio e il decesso sono attualmente in fase di verifica”. Quindi, per ora non è comprovata la correlazione.

L’Agenzia sanitaria e sociale regionale è dunque al lavoro per cercare di capire se ci sono stati altri casi di infezione analizzando la coorte di operati per sostituzione delle valvole aortiche tra il 2010 e il 2017 che hanno avuto un decesso per infezione.

“Dei quattro casi di infezione, tre sono decessi – ha spiegato al Corriere di Bologna, Maria Luisa Moro, direttrice dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale – mentre un paziente e’ in buona salute. Stiamo ancora lavorando per cercare di capire se ci sono stati altri casi di infezione, analizzando la coorte di operati per sostituzione delle valvole aortiche tra il 2010 e il 2017 che hanno avuto un decesso per infezione”. Si tratta di 134 casi complessivi che sono analizzati dalla Regione Emilia Romagna per rispondere a una precisa richiesta del ministero della salute.

Salus Hospital: “Il terzo paziente è stato operato nel 2011 ed è deceduto nel 2015”
Sulla vicenda interviene Salus Hospital che precisa: “I due pazienti, già citati, sono stati operati al Salus Hospital fra il 2011 e il 2015, erano affetti da polipatologie e sono stati regolarmente dimessi dopo la verifica dell’adeguato stato di salute. Il decesso si è quindi verificato dopo diversi anni e non durante il ricovero. Non è a noi noto se i pazienti siano stati ricoverati presso altri ospedali successivamente all’intervento cardiochirurgico condotto al Salus Hospital e la segnalazione di contagio attualmente emersa. Pertanto, vista la verifica ancora in corso delle oggettive e ufficiali relazioni fra decesso e contagio, non è oggettivamente possibile considerare riconosciuto il legame fra i due eventi. Il terzo caso emerso nelle ultime ore si riferisce a un paziente che è stato operato al Salus Hospital nel 2011, ed è deceduto nel 2015 e sul referto successivamente analizzato post mortem sarebbe emersa una presenza di Mycobacterium chimaera. Anche in questo caso i legami fra l’intervento, il contagio e il decesso sono attualmente in fase di verifica”.