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Manovra, Salvini apre sul deficit: “2,2% o 2,6%, nessuno si attacca ai decimali”

Il ministro dell'Interno: "Importante è far crescere il Paese. Nessun rinvio per quota 100". Slitta a domani sera il vertice a Palazzo Chigi

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REGGIO EMILIA – Il 2,4% del rapporto deficit/Pil scritto in manovra è intoccabile? “Penso nessuno sia attaccato a quello, se c’è una manovra che fa crescere il Paese può essere il 2,2 o il 2,6… non è problema di decimali, è un problema di serietà e concretezza”. Lo dice il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, in un’intervista all’AdnKronos.

“Ho sentito Conte dopo il vertice: noi faremo di tutto per applicare buon senso e ragionevolezza” nella trattativa con Bruxelles sulla manovra. “Non vogliamo litigare con nessuno ma chiediamo solo di poter fare quello che gli italiani ci chiedono” sottolinea ancora il vicepremier all’indomani della cena con il presidente della Commissione Ue Juncker, il ministro dell’Economia Tria, il commissario Ue agli affari economici Moscovici e il vicepresidente della Commissione Dombrovskis.

Intanto, a quanto si apprende da fonti di governo, slitta a lunedì sera il vertice a Palazzo Chigi sulla manovra tra il premier Giuseppe Conte, il ministro Giovanni Tria e i due vicepremier Di Maio e Salvini inizialmente previsto per la tarda serata di domenica.

A chi gli chiede se resterà in piedi il governo giallo verde, Salvini risponde: “Ho un impegno preso con l’Italia, gli italiani e i 5 Stelle e quell’impegno mantengo, a prescindere da vittorie, sconfitte o sondaggi”. Anche se la Lega nei prossimi test elettorali dovesse superare il 40%, prosegue, “terrò fede al mio impegno e non ci saranno rimpasti: la squadra resta quella, non cambio idea”.

La riforma della legge Fornero, la cosidetta ‘quota 100’, non slitta. “Io credo che già da febbraio i primi italiani possano usufruirne. E dico febbraio perché, se la manovra l’approvi entro fine dicembre, ci vuole il tempo tecnico di far partire la macchina”. Lo dice il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, in un’intervista all’AdnKronos.

“Gli aventi diritto sono 600mila – rimarca – noi mettiamo a disposizione di questi 600mila una possibilità, se poi la coglieranno in 500mila o 200mila non lo so, sicuramente in tanti l’aspettano come una salvezza”. La riforma, indica inoltre il vicepremier, libererà “posti di lavoro, dunque si crea maggior ricchezza e maggior lavoro”.

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