Batterio killer, Delmonte: “Venturi è fuori tempo massimo”

Il consigliere regionale leghista: “Perché l'assessore alla Sanità ha inviato solo adesso lettere a diecimila pazienti operati in cardiochirurgia con l’utilizzo della macchina cuore-polmone sotto inchiesta?". Risoluzione di Giulia Gibertoni (M5S): "Dove sono questi macchinari?"

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REGGIO EMILIA – “È ingiustificabile il ritardo col quale l’assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi, si sta attivando per arginare i rischi connessi al “batterio killer” (Mycobacterium chimaera ndr), che ha già fatto 2 vittime in Emilia-Romagna (decessi avvenuti al Salus Hospital di Reggio Emilia) e 6 in Veneto, benché il medesimo assessore fosse a conoscenza sin dalla scorsa estate dei probabili rischi connessi alla “macchina cuore-polmone”, utilizzata per regolare la temperatura del sangue in circolazione extracorporea durante gli interventi cardiochirurgici”.

Così il consigliere regionale della Lega Nord, Gabriele Delmonte, commenta la notizia del prossimo invio da parte della Regione di una lettera ad almeno diecimila pazienti operati in cardiochirurgia con l’utilizzo della macchina cuore-polmone, in cui spiegherà quel che sta succedendo e in cui inviterà i pazienti, in caso di sintomi febbrili persistenti, di recarsi dal proprio medico di base.

Scrive Delmonte: “La nota alla stampa dell’assessore regionale alla Sanità nella quale si afferma che ‘siamo di fronte ad un evento raro, causato probabilmente da un lotto di macchinari prodotti dalla stessa azienda’, non rassicura certamente la popolazione emiliano-romagnola e tantomeno è rassicurante apprendere che la Regione sta preparando un’informativa che invierà a tutti i pazienti operati nelle cardiochirurgie che hanno richiesto l’utilizzo della macchina cuore-polmone considerando anche il periodo di incubazione del batterio. Tanto più che i decessi dei due pazienti ricoverati al “Salus Hospital” di Reggio Emilia (struttura accreditata dal servizio sanitario nazionale) avvenuti la scorsa estate vennero segnalati per tempo al Ministero della salute”.

Aggiunge il consigliere regionale: “Ora non c’è più tempo da perdere, pertanto la Regione non ritiene opportuno attivare con immediatezza controlli ed indagini di laboratorio specifiche su tutti i pazienti sottoposti a interventi di cardiochirurgia con ausilio delle apparecchiature per individuare i potenziali infettati?”. E conclude: “È altresì necessario effettuare i medesimi controlli, tramite la medicina del lavoro, su tutti gli operatori sanitari presenti nelle sale operatorie in cui veniva utilizzato il macchinario “cuore-polmone” oggi sotto inchiesta”.

Sulla vicenda, con una risoluzione, interviene anche il consigliere regionale pentastellato Giulia Gibertoni per sollecitare il governo regionale a prendere tutte le precauzioni del caso contro la diffusione del micobatterio “chimera”, microrganismo che avrebbe causato la morte di due persone in regione.

Questo microrganismo, spiega la consigliera, “sarebbe infatti il ‘batterio killer’ che ha provocato il decesso di sei pazienti cardiologici negli ospedali veneti di Vicenza, Treviso e Padova e che anche in Emilia-Romagna sarebbe responsabile di almeno due decessi, ma si sospetta anche di altri”. È noto da alcuni anni, prosegue, “che il micobatterio chimera può colonizzare alcuni macchinari di riscaldamento e raffreddamento del sangue (circolazione extracorporea) utilizzati durante gli interventi chirurgici a cuore aperto”. Un macchinario, rimarca la pentastellata, “prodotto da una multinazionale attiva nel settore, azienda che nel 2015 avrebbe lanciato un primo allarme, contattando i responsabili delle strutture in possesso dell’apparecchio per avvisarli che il dispositivo doveva essere ‘sanificato’ prima dell’utilizzo nelle sale operatorie”.

Gibertoni rileva, inoltre, sulla vicenda, che “la Regione Emilia-Romagna sembrerebbe prepararsi a inviare una lettera ad almeno 10mila pazienti operati in cardiochirurgia con l’utilizzo della macchina cuore-polmone”. La consigliera vuole quindi sapere dall’esecutivo regionale in quali ospedali siano presenti questi macchinari e, in particolare, se quelli in dotazione in Emilia-Romagna sino stati ‘sanificati’ come sollecitato dall’azienda produttrice.

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