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L’assessore: “Il castello di Bianello sarà tutelato dall’Unesco”

Edda Chiari, di Idea natura: "Nel 2017 abbiamo avuto 6mila visitatori paganti". Il sindaco Tagliavini: "Vogliamo creare una sinergia tra i castelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia"

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QUATTRO CASTELLA (Reggio Emilia) – Quattro Castella: una realtà medioevale oggi perfettamente integrata con la vita contemporanea. Luogo di villeggiatura ricco di valori artistici, archeologici e culturali. Ce ne parlano l’assessore Danilo Morini, l’imprenditrice Edda Chiari e il sindaco Andrea Tagliavini.

L’assessore Morini: “Entreremo tra i territori protetti dall’Unesco”
Danilo Morini assessore cultura, beni storici, promozione del territorio, sport, sicurezza e trasporto pubblico, dice: “Sono lieto di sottolineare che entreremo tra i territori protetti dall’Unesco. La procedura è già avviata. Personalmente, sin dalla giovane età, amavo i castelli e ho avuto la possibilità di osservarne tantissimi, perciò ho visto l’idea di dovermi occupare di un bene così prezioso e significativo come il castello di Bianello come un vero privilegio e, di questo, devo ringraziare il sindaco. E’ stata un’esperienza faticosa e al contempo affascinante, in quanto il castello stesso è un bene complesso, molto complesso. La manutenzione di mura, mobili, porte e finestre, sentieri, affreschi, intonaci e giardini non è un impegno da vivere alla giornata, ma richiede dedizione e programmazione. Non a caso ai tempi dei Bacigalupo, gli ultimi proprietari sino agli anni ‘50, vi si dedicavano un fabbro, un muratore e un restauratore in maniera permanente; non per un vezzo, ma per vera necessità. E tuttavia, nel periodo della mia infanzia, il maniero era inavvicinabile; entravi solo se invitato dal proprietario o conoscendo il custode che, notte tempo e in assenza dei proprietari, in maniera “clandestina” ti apriva le porte”.

Racconta Morini: “Io ho avuto il privilegio di varcare la soglia del castello di Bianello grazie a un mio prozio chiamato ad intervenire per la sostituzione di un vetro di una finestra, avevo dieci anni e ne restai affascinato. Oggi la fortezza non è solo aperta a tutti per spettacoli e visite, ma è anche illuminata per essere visibile dagli abitanti dal paese di sera. Come amministrazione comunale abbiamo veramente portato il castello nel paese. Un’operazione complessa, non ancora finita: siamo passati dal folclore allo studio della storia, cominciando dagli anni ’50, quando c’è stato chi ha avuto l’intuizione di inventarsi un corteo storico, una novità per i nostri luoghi. E’ stato utile a insegnare la storia a chi risiedeva in questo territorio e che si ricordava sicuramente di Bacigalupo e del conte Cantelli, ma non di Matilde di Canossa. Noi ci siamo ritrovati a gestire qualcosa che era diverso da una semplice speculazione turistica, ma che comprendeva lo studiare la costruzione, capirne la genesi e le problematiche, da qui trasformarle in informazione. Un lavoro costante e continuo dal momento che spesso una nuova scoperta può smentire fatti e racconti ritenuti certi, rendendo il castello di Bianello quasi un organismo vivo. Sì, un organismo che ha quasi mille anni di storia perché le prime notizie certe sull’edificio risalgono al 1044, di conseguenza il Castello già esisteva all’epoca. Con il tempo quelle mura hanno visto la peste del 1348, guerre, rivoluzioni e tanti di quegli avvenimenti che noi lo consideriamo e cerchiamo di mostralo come un contenitore di storia che non può limitarsi a far da sfondo al corteo storico. E’ un luogo che ha ospitato Enrico IV, Gregorio VII, forse Enrico V”.

Continua Morini: “Quello che abbiamo cercato di fare da nove anni a questa parte, non è solo il costruire un percorso politico/turistico del Castello di Bianello, ma anche portare questo bene inestimabile all’inserimento in un circuito in compagnia dei castelli di Parma e Piacenza. Un grande obiettivo, impensabile sino a qualche anno fa, necessario per non ritrovarci a costruire una cattedrale nel deserto. Dati alla mano il turismo è cresciuto, forse non in maniera vertiginosa, ma di sicuro è raddoppiato. Anche da un punto di vista culturale la direzione è quella giusta. Già Marinella Cavecchi, assessore alla cultura nel precedente mandato, aveva creduto in questa impostazione e cercato sia lettere sia testimonianze per riportare in vita la storia. Noi, o chi per noi, ha per i prossimi anni un campo d’arare sterminato e interessantissimo. Attualmente siamo già attivi con laser scanner per mappare la facciata del Castello, georadar per studiare la pavimentazione e accertare cosa si celi al di sotto, infine un cantiere per la messa in sicurezza del portale. I prossimi due/tre anni saranno decisivi anche per la realizzazione di un’opera completa sul Castello, un libro esauriente e coinvolgente. Finora la costruzione in sè non è mai stata studiata a fondo, con l’eccezione di rilievi effettuati negli anni ottanta dall’architetto Franca Manenti Valli. Oggi la situazione è mutata, quando i turisti vengono a Bianello devono essere resi consapevoli di cosa si trovano di fronte. Da parte nostra apriamo i cantieri alle visite scolastiche e permettiamo agli alunni di interagire con i professionisti presenti. E’ fondamentale formare chi, a scuola, non studia la storia locale. In questi anni presso la scuola secondaria di primo grado di Quattro Castella, tra i due quadrimestri, si svolgono lezioni inerenti alla storia locale, toponomastica, viabilità, castelli e scavi archeologici. Se i ragazzi non conoscono il loro territorio, non sapranno mai difenderlo. Ma è solo un primo passo”. Conclude Morini: “Con i soldi che arriveranno dalla Regione, post terremoto, abbiamo una scommessa serissima in corso. Staremo a vedere…”

Edda Chiari, di Idea Natura: “Nel 2017 abbiamo avuto 6mila visitatori paganti”
E’ poi la volta di Edda Chiari, esponente di Idea Natura, che si presenta: “Sono parte di una piccola società, una s.n.c. avente tre soci, oltre a me figurano Elisabetta Gazzetti e Fabrizio Carponi. Nel 2013 abbiamo iniziato a studiare un progetto di gestione per il Castello di Bianello che è andato a buon fine, anche a seguito del bando di assegnazione del ristorante che è stato il primo tassello per poi avviare il servizio di visite guidate. Quest’ultimo passo una vera e propria scommessa, considerando com’era il controllo dei beni culturali sino a dieci anni fa. Oggi non ci si affida più al volontariato, il comune ricerca una società cui affidare la responsabilità di un bene e questa opera al meglio affinché la gente sia invogliata a pagare il biglietto. Da cinque anni coordiniamo, studiamo e troviamo soluzioni efficaci, proprio perché non siamo volenterosi dilettanti, ma gente che vive del proprio lavoro. E prima che lo chiediate, lo dico subito: no, non siamo di Quattro Castella, nessuno è profeta in patria. Abbiamo sempre il polso della situazione e un feedback immediato dai partecipanti stessi. All’affermazione del turista: “C’è una crepa sul muro”, la risposta che pronunziamo è la medesima: “Il Castello non sarà perfetto, ma è aperto”. La gente capisce tale affermazione ed è contenta. Avendo modo di illustrare luoghi e storia abbiamo fatto si che con il passare degli anni, da amici e parenti dei castellesi, si è passati ad un turismo di livello internazionale. Scommetto sulla soddisfazione di albergatori e ristoratori, anche se un’analisi dell’indotto non si è mai fatta. Tengo a sottolineare che tutte le scuole di Quattro Castella visitano il Castello e fanno un’esperienza nel parco annesso, inoltre arrivano scolaresche da tutta l’Emilia, dal nord e centro Italia. Nell’anno 2017, a seguito di un accurato calcolo, sono stati oltre 6.000 i visitatori paganti”.

Il sindaco Tagliavini: “Vogliamo creare una sinergia tra i castelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia”
Infine il sindaco, Andrea Tagliavini, conclude: “Negli ultimi anni il lavoro svolto negli istituti scolastici ha reso più apprezzato il nostro territorio. I cantieri con tecnologie avanzate attirano giovani e ragazzi appassionati della tecnica e con il corteo storico coinvolgiamo tutte le scuole. Vorremmo portare gli studenti a capire cosa significa gestire un cantiere in un bene storico cosi complesso e già ora con “Idea Natura” i bambini visitano il castello, il parco naturalistico e grazie all’Associazione “Anni Magici” somministriamo pillole del nostro territorio con il gioco. Avendo scelto di investire sull’aspetto culturale, nel 2002 abbiamo deciso di comprare non solo il Castello, ma anche 1.500.000 metri di parco. Oggi questo è il parco naturalistico più importante della provincia di Reggio Emilia. Tale operazione, non compresa da tutti all’inizio, ha fatto si che alle ultime elezioni nessuna delle forze politiche candidate prevedesse nel programma elettorale la vendita del Castello e del parco naturale. In un percorso durato diversi anni, Quattro Castella ha voluto e saputo valorizzare un brand territoriale, offrendo motivi e ragioni per cui una famiglia dovrebbe decidere di venire a vivere in questo paese. Nelle considerazioni di una famiglia con figli infatti, vi è il livello dei servizi scolastici, educativi ed assistenziali, ma anche la qualità delle offerte per il tempo libero e la vivibilità del luogo, grazie al parco naturalistico aperto e fruibile, che si può visitare da soli o guidati da “Idea Natura”. E’ una valorizzazione immobiliare del nostro territorio. Una dimensione di vita diversa da quella della metropoli, data la possibilità di immergersi in uno spazio naturalistico e storico contornato da piste ciclabili e sentieri in spazi incontaminati a soli quindici minuti dalla città e dalle grandi vie di comunicazione. Essere gestori di un bene di questo tipo, conferisce una responsabilità sulla conservazione dello stesso per le future generazioni e quindi occorre essere capaci di contemperare la risposta ai bisogni quotidiani con la capacità di intercettare risorse da poter investire su beni storici. Oggi nessuno si può candidare senza impegnarsi a valorizzare questo patrimonio. La crisi economica ci ha insegnato che bisogna alimentare un turismo naturalistico e storico, ed è su questo che ci confrontiamo con i comuni di Parma e Piacenza. Vi è una crescita del turismo che ricerca non più i luoghi tradizionali e più scontati, tipo la riviera adriatica, ma sta cominciando a conoscere e apprezzare l’entroterra e le sue offerte enogastronomiche. Oggi, se vogliamo creare un veicolo di reddito, dobbiamo rivolgerci ad un turismo internazionale, offrendo una proposta ampia che porti il turista a soggiornare sul territorio dell’Emilia per più notti. Creare una sinergia tra i castelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, ci consentirebbe di creare una fruttuosa offerta multi locale, dimostrando che anche tramite la collaborazione tra le diverse amministrazioni locali e i soggetti privati, la conservazione di un bene può diventare una fonte di ricchezza. Una comunità che conosce ama, e se ama tutela. Il cittadino è la prima sentinella del proprio patrimonio e oggi, il castello è suo. Certo, non possiamo né vogliamo competere con i parchi gioco dell’Emilia Romagna, soprattutto perché non vogliamo attrarre solo un turismo consumistico di massa, ma intendiamo essere punto di interesse per un pubblico che cerca eccellenze, un turismo esperienziale che porti valore sul territorio”.

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