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Infortunio mortale Casina, la Cgil: “La causa è il lavoro nero”

Il sindacato alle cooperative sociali: "Ignorate le norme di sicurezza. Siamo disponibili a collaborare nella consapevolezza che l'autoreferenzialita' non aiuta"

REGGIO EMILIA – Le attivita’ svolte dalle cooperative sociali per favorire l’integrazione dei richiedenti asilo (corsi di italiano, assistenza legale, formazione sulla normativa del lavoro, formazione di base sulla sicurezza sul lavoro) “non sono sufficienti se svolte senza coinvolgimento delle parti sociali. E’ necessaria invece una maggior apertura a chi nel territorio opera per i diritti di tutti”.

E’ il messaggio che la Cgil di Reggio Emilia fa recapitare al mondo cooperativo dopo l’incidente mortale, avvenuto mercoledi’ scorso, di un migrante di 27 anni preso in carico dalla cooperativa Dimora di Abramo impegnato in operazioni di taglio della legna e pulizia del bosco in una localita’ di montagna. “La causa della morte di questo ragazzo e’ il lavoro nero, infatti nella dinamica dell’infortunio mortale sono ignorate tutte le norme di sicurezza”, ribadisce il sindacato.

“Lavoro nero vuole dire pericolo, rischio a fascia rossa, ma anche evasione fiscale e contributiva: per questo occorre contrastare gli imprenditori che ne fanno uso”, aggiunge. Per “quanto ci riguarda – conclude la Cgil -, e lo diciamo anche alle cooperative sociali, siamo disponibili a collaborare nella consapevolezza che l’autoreferenzialita’ non aiuta. Cosi’ come continueremo ad impegnarci nel contrasto al lavoro nero segnalando agli organi ispettivi ogni irregolarita’ e chiedendo alla Regione Emilia di destinare delle risorse adeguate previste per legge per rendere piu’ frequenti le ispezioni”.