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“Cgil, davvero la bocciatura di Mora ha origini solo locali?”

Arno Sassi e Ivano Montanari: "I segretari nazionali che hanno firmato l'odg contro Landini, poi ritirati, rappresentano le stesse categorie coinvolte nel siluramento del segretario provinciale"

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REGGIO EMILIA In merito alla conclusione del congresso provinciale della Cgil e alla lettera a firma dei segretari generali della Filctem (chimici, tessili, energia) e della Fisac (bancari, assicurazioni), vorremmo intervenire in modo altrettanto pubblico e speriamo comprensibile.

Siamo due delegati di base iscritti alla Cgil da più di 20 anni, e possiamo dire di averne viste e vissute parecchie. Quello che vorremmo mettere in chiaro non è certo un problema di regolarità formale dello svolgimento del Congresso, ma un problema politico così evidente, a nostro modo di vedere, da pesare molto, moltissimo.

Lo vorremmo riassumere in due punti chiave, anche se non esaustivi del problema, tanto per non girarci attorno e per provare ad ottenere risposte che la fumosa e proceduralissima lettera di ieri non fornisce per niente.

1 – Quali sono le motivazioni che hanno portato al voto contrario a Guido Mora alla segreteria della Camera del Lavoro di RE?

Vorremmo sapere se sono di ordine politico generale, cosa che il tono della lettera tenderebbe ad escludere, oppure sono legate alla direzione della Camera del Lavoro, e in qualche modo alle scelte strategiche operate in questi ultimi anni? La cosa non è fondamentale perché, o esiste una motivazione politica forte alla base di una scelta così radicale, oppure siamo di fronte a scelte ed opzioni tutte interne ai rapporti tra funzionari che nulla hanno a che vedere col giudizio sul merito politico-sindacale.

2 – I compagni segretari scrivono nella loro lettera che il voto segreto contrario non ha bisogno di essere giustificato. Vero in linea teorica. Un po’ meno vero, pensiamo, quando ad esprimerlo sono le massime responsabilità di governo dell’Organizzazione (segretari confederali, segretari generali di categoria, funzionari a tempo pieno) all’interno di un percorso congressuale.

In questo modo agli iscritti che si dovrebbero rappresentare si inibisce, invece, il diritto di comprendere con cognizione il merito delle cose, se esiste, si impedisce loro di poter intervenire e di partecipare consapevolmente alla definizione del risultato.
Si chiamerebbe coraggio delle proprie opinioni o chiarezza politica, scegliete voi.

Vorremmo aggiungere, inoltre, che il meccanismo della democrazia delegata (tu vai ad un congresso a rappresentare qualcuno e qualcosa) non può essere assolutamente interpretata, soprattutto in un’organizzazione come la Cgil, come una delega in bianco, come un potere di azione discrezionale che salta a piedi pari il rapporto di mandato tra delegato e deleganti, che dovrebbe sempre essere esplicito nella formazione della decisione.

Se mancano queste tre cose siamo decisamente nel campo della congiura tutta interna al funzionariato dell’organizzazione, visto che si determina nei fatti una opzione, che è rimasta però inespressa per tutto il percorso congressuale, conosciuta da pochi e giocata poi “in segreto e al momento opportuno”.

Noi, e crediamo tanti altri, non abbiamo dato nessun mandato di questo tipo ai “nostri delegati” al congresso, né siamo stati messi in condizione di potere discuterlo, contestarlo, contrastarlo o, quantomeno, conoscerlo per tempo. Vorremmo far notare, infine, due ultime questioni che ci lasciano abbastanza sconcertati.

La prima è quel passaggio della lettera nel quale si afferma che tutti sapevano che una maggioranza non ci sarebbe stata. Dicono gli estensori che lo sapevano i Centri regolatori che hanno avanzato la proposta e che lo sapeva il candidato. Ci rifiutiamo di ritenerlo anche solo verosimile, perché ciò vorrebbe dire che i primi hanno mancato al loro ruolo di direzione e di regolazione, ed il secondo sarebbe stato animato da una volontà suicida che in tanti anni non gli abbiamo mai conosciuto.

La seconda, quando si dice che la questione va chiusa alla svelta, cioè che serve una ricomposizione unitaria in tempi brevi. Sicuramente la ricomposizione unitaria della Cgil reggiana è un esito da tutti auspicato, anche se di non facile realizzazione, visto quanto accaduto. Altrettanto chiaro deve essere però che tale processo è impossibile senza una discussione vera, alla luce del sole, che dovrà mettere in fila i problemi, le opzioni e i diversi punti di vista e, non da ultimo, ricostruire il necessario rispetto reciproco. In questo caso la chiarezza è più importante della rapidità del processo.

Da ultimo, ma non di poco conto, vorremmo anche capire quanto il problema abbia origini solo “locali”, come sembrerebbe sottintendere la lettera dei segretari, e quanto non rispecchi invece anche problematiche nazionali, in particolare sulla prossima scelta del segretario nazionale della Cgil, come invece potrebbe far pensare la presentazione dell’ordine del giorno di critica alla segretaria Susanna Camusso per la sua indicazione di Maurizio Landini come candidato alla prossima segreteria della Cgil, presentato all’ultimo direttivo nazionale della Cgil, e poi ritirato, proprio dai segretari generali nazionali delle categorie più coinvolte nel “pasticciaccio” della camera del lavoro di Reggio Emilia e dal segretario generale Cgil dell’Emilia-Romagna, oltre che da quello del Lazio.

 

Arno Sassi
RSA Marina Rinaldi gruppo Max Mara, Direttivo Filctem-Cgil prov.le, Collegio di verifica Fllctem-Cgil naz.le
Ivano Montanari
RSU Coopbox, Direttivo Filctem-Cgil prov.le, delegato Filctem al congresso Cgil prov.le

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