Aemilia, mercoledì la sentenza di primo grado

Dopo due anni e mezzo di udienze il verdetto dei giudici per i 148 imputati: per 54 di loro c'è l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso

REGGIO EMILIA – E’ fissata per mercoledi’ prossimo, 31 ottobre, la 196esima e conclusiva udienza del processo Aemilia contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord, iniziato a Reggio Emilia circa due anni e mezzo fa. I giudici Francesco Maria Caruso, Cristina Beretti e Andrea Rat, che si sono riuniti in Camera di consiglio il 16 ottobre vivendo da allora blindati nei locali appositamente predisposti per loro nella Questura reggiana, ritornano dunque nell’aula bunker del tribunale cittadino per sciogliere la riserva e leggere il dispositivo della sentenza del processo di primo grado (le motivazioni arriveranno in seguito).

Alla sbarra, come noto, i capi e gli uomini della cosca Grande Aracri di Cutro (148 persone in tutto) che, come emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna e culminate negli arresti di fine gennaio 2015, si e’ stabilmente insediata nelle ricche province emiliane e lombarde (Mantova in particolare) affacciate sul Po. Sono in particolare 54 le persone a cui e’ contestato il capo uno di imputazione, il “416 bis”, vale a dire il reato di appartenenza ad associazione mafiosa. Nella requisitoria del 22 maggio i pm della Dda Beatrice Ronchi e Marco Mescolini hanno chiesto per tutti gli imputati – ad eccezione di una sola proposta di assoluzione per prescrizione del reato – piu’ di 1.700 anni di galera.

La sentenza di Reggio, attesissima, arriva dopo quella del 24 ottobre scorso, quando la Corte di Cassazione si e’ pronunciata sui ricorsi di 46 imputati, gia’ giudicati con rito abbreviato a Bologna. Dagli “ermellini” romani e’ arrivata la conferma di 40 condanne e l’indicazione di rifare in appello, in tutto o in parte (solo per alcuni capi di imputazione, ndr), i processi di 5 imputati. Tra di loro anche l’avvocato Giuseppe Pagliani, ex politico reggiano di Forza Italia, assolto in primo grado e condannato in secondo a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiose.

Tra gli imputati dell’abbreviato per cui si sono aperte invece le porte del carcere, ci sono il poliziotto Domenico Mesiano, ex autista del questore di Reggio Gennaro Gallo, che si e’ spontaneamente presentato nei giorni scorsi davanti alla casa circondariale di Reggio e del giornalista Marco Gibertini, passato dagli arresti domiciliari al “cielo a scacchi”.