Storchi contro Di Maio: “Decreto dignità, persi migliaia di posti di lavoro”

Lo ha detto il presidente di Unindustria ieri alla festa di Mdp-Articolo Uno. Giove: "Bastava chiedere a un sindacalista qualsiasi e si sarebbero evitati problemi". Errani: "Parliamo di flat tax e reddito di cittadinanza, ma la vera sfida qui si gioca sul salto di qualità e di produttività"

CAMPAGNOLA (Reggio Emilia) – “Migliaia di giovani si sono visti il contratto non rinnovato” a causa del decreto dignità di Di Maio. Il presidente di Unindustria, Fabio Storchi, ha bocciato senza possibilità di appello la riforma parziale del jobs act varata a luglio dal ministro del Lavoro. L’ex presidente nazionale di Federmeccanica, parlando davanti a un centinaio di persone alla festa di Mdp-Articolo Uno a Campagnola, a cui hanno partecipato anche il senatore di Mdp Vasco Errani e il segretario regionale della Cgil, Luigi Giove, ha detto: “A fine anno tireremo le conclusioni. Sicuramente l’effetto non sarà positivo mentre, durante l’applicazione del jobs act, abbiamo l’evidenza di un numero di occupati molto superiore rispetto al periodo iniziale”.

Storchi ha attaccato anche il metodo con cui è stato introdotto il decreto dignità: “Non si fanno modifiche così rapide senza confrontarsi con le associazioni che rappresentano le imprese. Da questo punto di vista ho tutte le mie riserve. Io sono abituato a confrontarmi. Il contratto che abbiamo siglato con i metalmeccanici ha richiesto ben tredici mesi di confronto. Sui contenuti abbiamo espresso riserve e critiche, perché ci è stata tolta una possibilità di flessibilità per le occupazioni a tempo determinato che avevano consentito alle nostre imprese di assumere persone e ridurre il tasso di disoccupazione. Io ho viaggiato molto l’Italia nel mio lavoro e ho incontrato manager di multinazionali che mi hanno detto che la proprietà aveva deciso di mantenere gli stabilimenti in Italia anche per effetto del jobs act”.

Giove: “Bastava chiedere a un sindacalista qualsiasi e si sarebbero evitati problemi”
E’ stato Luigi Giove a spiegare, nel dettaglio, perché alle aziende non conviene più rinnovare contratti con l’introduzione del decreto dignità. Ha detto il sindacalista: “Sono d’accordo con Storchi, perché è mancato il confronto con le parti sociali. Sul contenuto la Cgil aveva chiesto di avviare un ragionamento per ripristinare delle regole. E’ su come si è intervenuti che ci sono perplessità. Questo sta producendo dei problemi che verifichiamo nella pratica quotidiana. Se un lavoratore deve essere assunto dodici mesi con causale e dodici mesi senza, sapete cosa fanno le aziende? Per i primi dodici lo assumono senza causale e poi lo lasciano a casa. Perché, se introducono la causale, questo può innescare un contenzioso per i primi 12 mesi e fare scattare l’assuzione a tempo indeterminato. Bastava chiedere a un sindacalista qualsiasi e ti diceva che, se volevi introdurre delle causali, dovevi prevedere il diritto di precedenza (la possibilità, per i dipendenti assunti con uno o più contratti a tempo determinato superiori a sei mesi nella stessa azienda, di vedersi garantita per legge la priorità nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate entro i successivi 12 mesi, ndr). Altrimenti l’azienda, potendo, licenzia quel lavoratore e ne assume un altro. Questo provoca un ricambio continuo dell’occupazione. Poi hanno equiparato il contratto a tempo determinato al contratto di somministrazione. Questo comporta che, dopo due anni, l’azienda interinale dovrebbe assumere quel lavoratore a tempo indeterminato, cosa che non accadrà mai. Io ho fatto un’assembea in un’azienda in cui la proprietà ha detto chiaramente ai lavoratori di iniziare a cercarsi un’altra agenzia di somministrazione per continuare a lavorare. Dovevi prevedere un meccanismo per fare assumere quel lavoratore dall’agenzia interinale”.

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Errani: “Parliamo di flat tax e reddito di cittadinanza, ma la vera sfida qui si gioca sul salto di qualità e di produttività”
L’ex governatore della Regione, Vasco Errani, si è detto d’accordo con Giove e Storchi sugli effetti negativi prodotti dal decreto dignità e ha aggiunto: “Dobbiamo cominciare a pensare al rapporto tra la politica degli annunci e le scelte concretamente fatte che è la cifra fondamentale di questo governo. Non so cosa accadrà nei prossimi mesi. Io sono preoccupato. Ma vorrei parlare di lavoro. Qui dobbiamo decidere a che punto siamo. I numeri parlano di crescita del Pil e di aumento dell’occupazione. Ma un articolo del Sole 24 Ore dell’otto gennaio scorso ci dice tre cose. Ovvero che, mentre nei paesi dell’Ocse aumentano mediamente del 7,4 per cento i lavori ad alta e media qualità, soprattutto tecnica e scientifica, in Italia diminuiscono. Secondo punto: su 497mila nuovi occupati nel 2017, ben 450mila sono a termine, con un aumento, solo in quell’anno, del 18.3 per cento del lavoro a termine. Solo 48mila sono a tempo indeterminato. Ultimo dato: l’Italia è l’unico paese Ocse dove il conto congiunto profitto, capitale e lavoro segna un meno nella produttività. Questo significa che, con lo stesso investimento, mentre negli altri Paesi si è aumentata la produttività, nel nostro è calata. Rispetto al 2008 il Pil italiano è sotto di 6 punti percentuali. Non siamo riusciti a fare adegutamente il salto tecnologico e di innovazione, la produttività diminuisce e i profitti vengono fatti sulla leva del valore. Siamo su una traiettoria sbagliata. Io vedo una Confindustria che non interpreta questa sfida. Vedo gli imprenditori del Nord Est che fanno un discorso di corto respiro. Stiamo parlando di flat tax e reddito di cittadinanza, ma la vera sfida qui si gioca sul salto di qualità e di produttività”.