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Aemilia, i pm: “Acclarata l’attendibilità dei pentiti”

Il pubblico ministero Ronchi blinda Antonio Valerio: "Credibile il suo disegno della consorteria"

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REGGIO EMILIA – E’ ritenuta “estremamente acclarata” l’attendibilita’ dei collaboratori di giustizia Antonio Valerio e Salvatore Muto, testimoni chiave nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta al nord. A dirlo e’ il pubblico ministero Beatrice Ronchi che questa mattina in Tribunale a Reggio Emilia, nella 190esima udienza del procedimento giudiziario in corso da quasi tre anni, inizia la replica alle arringhe svolte nei mesi scorsi dagli avvocati della difesa dei 148 imputati.

Lo fa, prendendo subito di petto una delle principali argomentazioni della difesa, che hanno a piu’ riprese tentato di “smontare” la credibilita’ dei pentiti. E’ il caso di chi accuso’ Antonio Valerio di aver mentito, quando dichiaro’ di aver incontrato il senatore Filippo Berselli (allora coordinatore regionale del Pdl) alla cena del 21 marzo 2012 nel ristorante Antichi Sapori di Pasquale Brescia. Appuntamento al quale -come risulta’ dalle indagini- l’odierno collaboratore di gustizia non partecipo’.

Valerio era invece presente ad altre due cene, nello stesso ristorante, che si svolsero a marzo del 2010, in piena campagna elettorale per le regionali, che furono organizzate dai due candidati Giuseppe Pagliani e Fabio Filippi (poi eletto in Assemblea legislativa). Ad entrambi gli eventi partecipo’ anche Berselli. Quindi, conclude Ronchi: “Valerio non mente o inventa. Ha semplicemente confuso le date”.

Il pubblico ministero confuta poi una seconda arringa difensiva in cui si sosteneva -in relazione vicenda della lettera intimidatoria inviata dal carcere da Pasquale Brescia al sindaco Luca Vecchi- la veridicita’ delle affermazioni di Valerio, che ad un’analisi del Pm non sono pero’ quelle citate dall’avvocato difensore. Altro nodo di sostanza preso in esame nella replica dei pm e’ infine quella della struttura del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano, descritta dai pentiti come “autonoma” rispetto alla casa madre di Cutro e “orizzontale”.

Un organigramma scevro da gerarchie, in cui gli affiliati avevano ampi margini di iniziativa e spesso entravano in conflitto tra loro. Caratteri cioe’, ha sostenuto la difesa, molto diversi da quelli di un’organizzazione criminale come la ‘ndrangheta. Secondo Beatrice Ronchi, invece, “quella di Aemilia e’ una consorteria con i caratteri ordinari e per nulla eccezionali nell’ambito del panorama dell’organizzazione di stampo mafioso denominata ‘ndrangheta”.

Infatti “entro il sodalizio emiliano operano piu’ soggetti in posizione apicale, dai Sarcone, Lamanna, Valerio, Diletto. Siamo in tutt’altro piano quando in dibattimento in modo superficiale si e’ usato il termine orizzontale”. Inoltre valeva anche in Emilia una regola d’oro: “Entro la ‘ndrangheta i conflitti devono essere risolti, altrimenti rischiano di portare a ritorsioni e quindi all’attenzione delle forze dell’ordine”. Ecco perche’, prosegue Ronchi, “ogni tanto c’e’ qualche incendio fra loro, fa parte della dinamica. Questa e’ l’orizzontalita’”. Insomma, conclude il Pm “devono essere respinte tutte quelle dichiarazioni degli avvocati che attaccano il disegno di Valerio. Questo era il senso del mio intervento” (Fonte Dire).

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