Veltroni: “Pd, personalismi e correnti: serve umiltà”

L'ex segretario ieri a Festareggio: "Bisogna avere l’umiltà necessaria per riconquistare chi ha votato altri partiti. Questa fase politica non durerà troppo, perché i 5 Stelle non reggeranno" Bonaccini: "Infrastrutture, da Roma silenzio surreale"

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REGGIO EMILIA – “Il Pd è dato nei sondaggi sempre al 18 per cento nonostante la svolta a destra del paese. Era nato per essere il luogo dove c’era apertura, ed è diventato invece un luogo dove ci sono personalismi e correnti, si alzano muri. Bisogna avere l’umiltà necessaria per riconquistare queste persone, discutere, sapere riconoscere le proprie differenze, ma costruire qualcosa che assomigli di più al noi che all’io. Altrimenti anche il Pd rischia. Non esiste politica senza un sogno, ed è questo sogno che tiene insieme una comunità, ma non deve mancare il rapporto con la realtà”.

Lo ha detto ieri sera l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, a un dibattito a Festareggio a cui ha partecipato insieme al presidente della Regione, Stefano Bonaccini e al segretario provinciale del Pd, Andrea Costa.

Bonaccini non si nasconde dietro un dito: “Non si riconoscono più le istituzioni, c’è crisi nel mondo del lavoro, c’è il timore dell’immigrato… è una situazione che molto ricorda il clima che c’era in Italia negli anni Venti. Serve un’idea di comunità: abbiamo perso come Pd, ma l’importante è non perderci”.

Ha aggiunto Veltroni: “Sono passati 35 anni da quando al Campovolo Enrico Berlinguer fece il suo ultimo comizio di chiusura ad una festa nazionale dell’Unità. Era un momento molto difficile, il Partito non era in espansione, eppure tutte quelle persone erano lì. La politica non è un campionato di calcio, non conta solo la vittoria. Questo è un momento non facile per il mondo, non solo per l’Italia. Oggi ciascuno si sente un precario nel lavoro che fa, e quando questo si accompagna ad una grande recessione economica, si spiega perché ci si senta minacciati dall’altro”.

Ha proseguito l’ex-segretario dem: “La sinistra, questa bellissima parola, è difesa dei valori e loro applicazione alla società, è qualcosa di diverso dalla politica sui social network. Noi dobbiamo capire la realtà, trovare delle risposte. La divisione, la frattura della sinistra sono tra le cause delle sue sconfitte”.

Bonaccini sposta l’obiettivo sull’Emilia-Romagna, “che da quattro anni è prima per crescita in Italia, ha incrementato il turismo, ha visto il calo della disoccupazione, ha portato avanti in maniera efficace il patto per il lavoro, con nuove assunzioni in vari settori. Abbiamo abolito il superticket ed assunto misure a favore della natalità”.

“Ho chiesto due mesi e mezzo fa un incontro al ministro dell’Infrastrutture Toninelli in merito alla proposta di cancellazione di alcuni progetti delle infrastrutture emiliano-romagnole: la Cispadana, la bretella di Campogalliano, il passante di Bologna. Non ho ricevuto riscontro. Non accettiamo che si penalizzi la nostra Regione perché al governo non ci sono 5 Stelle o Lega. Il confronto ci deve essere sulle cose concrete, non dell’ideologia”, ha concluso il Presidente regionale.

Per Veltroni, “c’è un’immensa comunità di persone che si sentono di sinistra e che oggi sono disperse”. Sei milioni i voti lasciati sul terreno dal 2008. “Qualcuno – continua l’ex segretario dem – ha votato 5 Stelle, qualcuno di meno Lega, molti sono rimasti a casa. Non siamo dei bonsai: occorre cercare quelle persone, per capire i loro problemi. Chi ha votato per i 5 Stelle, forse si sentirà in imbarazzo per essere al governo con la Lega. La grandezza di una forza politica è quella di cambiare ed aprirsi”.

L’ex-segretario dem ricorda: “Noi ci lamentiamo delle nostre baruffe chiozzotte, ma anche al governo uno dice A e l’altro Zeta. Penso che questa fase politica non durerà troppo, perché i 5 Stelle non reggeranno, ed il timore è quello di una svolta a destra. La sinistra deve stare in mezzo ai problemi delle persone, riscoprendo le proprie radici e le proprie ragioni. Non dovremo essere boriosi, né pensare di prendere i voti evocando la rabbia. Non dobbiamo usare i linguaggi della destra”.

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