“Il Pd deve cambiare nome” foto

La vice presidente della Regione, Gualmini: "Il Pd non è stato quello che immaginavamo". E a suo avviso è necessario "un passaggio di rottura paragonabile a una nuova Bolognina"

EMILIA-ROMAGNA (Reggio Emilia) – “Per non sparire il Pd deve cambiare nome”, lo ha dichiarato al quotidiano “La verità” di Luca Telese niente meno che Elisabetta Gualmini,  vice presidente della regione Emilia Romagna. Professoressa ordinaria di Scienza Politica all’Università di Bologna. ex presidente dell’Istituto Cattaneo e Visiting Professor in numerose università straniere, è una delle “menti pensanti” politiche della Regione. La sua affermazione già dalle prime ore della giornata di oggi ha perciò suscitato reazioni di sconcerto, rigetto o approvazione. Il tutto mentre nelle città e nei paesi emiliano-romagnoli centinaia di volontari post-comunisti e post-diessini lavorano nelle “Feste de L’Unità” come se la Storia fosse rimasta ferma a vent’anni fa; ed infatti i loro valori sono sempre quelli, a dispetto degli errori della dirigenza.

La vicepresidente dice che “fin dalle prossime elezioni regionali il Partito democratioco deve cambiare pelle e volto. Anche il nome”. Questo perché “C’è un malcontento profondo nella nostra base. C’è rabbia, incomprensione, delusione e scontento. Questa volta per salvarsi dal declino, non può bastare un semplice lifting”.

La professoressa poi spiega, senza rinnegare la propria storia: “Sono stata renziana, e lo ripeto, perché non amo i trasformismi, ma credo che ora si debba prendere atto che il Pd non è stato quello che immaginavamo”. E dunque a suo avviso è necessario “un passaggio di rottura che sia paragonabile a quello di una nuova Bolognina. Ad un passaggio di discontinuità simile a quello della svolta di Achille Occhetto”.

Infine, rispetto all’attuale governo giallo-verde e il mancato accordo Pd-M5S, aggiunge “Quella chiusura per me è stato un errore gravissimo. Abbiamo consegnato il Paese al connubio M5s-Lega, con i risultati che sono davanti agli occhi di tutti”.

Intanto, le allegre note del liscio che si alzano dalle balere delle Feste del Pd suonano come una marcia funebre che una parte del partito sta meditando, a prescindere nuovamente dal sentire della “base”.