Le Cicogne: “Punto nascite chiuso sulla base di informazioni inesatte”

I Comitati della montagna accusano la Regione di aver soppresso il reparto "sulla base di un parere sfavorevole a sua volta condizionato da informazioni inesatte"

CASTELNOVO MONTI (Reggio Emilia) – Il Punto nascita dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti, nel reggiano, è al centro di un’interrogazione presentata in Regione da Silvia Piccinini (M5s), che critica la Giunta regionale per aver fornito informazioni non esaustive al Comitato Percorso nascita nazionale, chiamato a rilasciare un parere sulla deroga rispetto alla chiusura decisa dalla Regione.

La capogruppo dei 5 stelle chiede all’esecutivo regionale “per quale motivo la Regione non abbia informato il Comitato Percorso nascita nazionale che il 1° luglio 2017 l’ospedale Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti e l’azienda ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia si erano fuse costituendo un presidio ospedaliero unico, novità che, secondo la pentastellata, ha modificato in positivo gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza previsti per il Punto nascita in questione”. Silvia Piccini, infine, domanda alla Giunta “per quale ragione si parli quotidianamente di nuove assunzioni nel comparto sanità regionale ma nella richiesta di deroga si faccia riferimento a una situazione pregressa di carenza di personale”.

I comitati dell’appennino reggiano “Salviamo le Cicogne” e Di.Na.Mo   ringraziano per questa interrogazione che . E commentano che il “parere del Comitato ministeriale per la deroga a Castelnovo Monti si basò su dati sostanzialmente inesatti  inviati dalla Regione”. Ne sarebbe la riprova il fatto che nel dare parere negativo, il Comitato ministeriale scrive “il Punto nascita non assicura livelli organizzativi coerenti con gli standard raccomandati dall’Accordo Stato/Regioni… la guardia ginecologica e quella anestesiologica è garantita h24 soltanto con il supporto di ginecologi ed anestesisti provenienti dal PN di Reggio”. In premessa il Comitato ministeriale affermava che “considera elemento irrinunciabile e prioritario la presenza di tutti gli standard operativi”. Per i comitati sarebbe perciò stato questo che avrebbe pesato sfavorevolmente alla richiesta di deroga ma “questa situazione organizzativa non corrispondeva alla realtà, poiché il Sant’Anna ed il Santa Maria al momento della richiesta della deroga, il 24 luglio 2017, appartenevano alla medesima organizzazione sanitaria, ed i medici non erano di Reggio o di Castelnovo, perché erano dell’Ausl di Reggio e dipendevano tutti dal medesimo primario. Personale medico con esperienza, professionalità, alto volume di attività, massima affidabilità”.

I Comitati ancora una volta accusano la Regione: “E’ la stessa che 24 giorni prima di richiedere la deroga aveva sancito l’unificazione con una propria legge regionale, pubblicata in Gazzetta il 1° luglio 2017. Non solo la Regione non ha tutelato i cittadini ed i loro servizi, ma ha anche condizionato l’esito con dati non corrispondenti a quelli in essere. Una grave colpa aver chiuso un punto nascite così, sulla base di un parere sfavorevole a sua volta condizionato da informazioni inesatte”.

I due comitati infine ringraziano Maria Edera Spadoni, vice presidente della Camera per la lettera inviata al Presidente della Regione Bonaccini, assieme a i consiglieri e parlamentari di Lega e M5S che hanno firmato il loro appello per la riapertura del Punto nascite. <Vorremmo ringraziare anche quelli degli altri partiti per il loro appoggio – concludono -, ma per ora questi ci hanno semplicemente consegnati nell’isolamento>.