Mazzette in prefettura, gli indagati non parlano

Stamattina in tribunale gli interrogatori di garanzia per i quattro indagati: presente anche Umar Parvez, tornato dal Pakistan

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REGGIO EMILIA – Si sono tutte avvalse della facolta’ di non rispondere le quattro persone indagate a Reggio Emilia per corruzione, nell’ambito dell’inchiesta sul giro di mazzette per favorire le pratiche di cittadinanza italiana dei migranti.

La funzionaria della Prefettura, Sonia Bedogni, incastrata dalle telecamere della Polizia mentre intascava bustarelle e altre tre persone (due fratelli pachistani, Irslan e Umar Parvez, e una donna marocchina, Amina Doulali, 48enne, moglie dell’avvocato Vainer Burani) sono comparse questa mattina in tribunale per l’interrogatorio di garanzia.

Ad Amina Doulali è stata applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia, con l’accusa di aver fatto da intermediaria privata con la funzionaria della Prefettura in tre casi. L’ufficio di Burani è stato perquisito martedì dalla Squadra mobile perché lì si appoggiava la moglie per le pratiche. Burani, presente anche questa mattina accanto alla moglie, non ha però presenziato all’interrogatorio di garanzia, ma ha nominato un codifensore, Matteo Marchesini, che ha assistito Doulali davanti al gip Ghini.

Uno dei due fratelli, che gestivano un’agenzia di pratiche per l’immigrazione a Guastalla, si trovava in Pakistan quando i poliziotti hanno bussato alla sua porta per notificargli il provvedimento di arresti domiciliari. Umar Parvez, oggi pero’ era presente in aula. Sui conti correnti di Bedogni sono stati sequestrati circa 116.000 euro, ritenuti provento dell’attivita’ illecita (Fonte Dire).

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