Soldi in cambio di pratiche per stranieri, arrestata funzionaria prefettura

E' indagata insieme a due fratelli pakistani e a una marocchina. Sui suoi conti correnti sono finiti ben 116mila euro in tre anni

REGGIO EMILIA – In cambio di denaro “velocizzava” le pratiche di cittadinanza facendole passare in cima alla lista di quelle da evadere, scavalcando le altre in attesa anche da tempo. Per questo, con l’accusa di corruzione, la Polizia di Reggio Emilia ha arrestato (ai domiciliari) Sonia Bedogni, dirigente dell’ufficio Cittadinanza della Prefettura reggiana.

Il provvedimento di custodia cautelare le e’ stato notificato questa mattina, poco prima che partisse per le ferie. Insieme alla donna, 60 anni (gia’ candidata alle elezioni per le Rsu dello scorso aprile con la Cgil), sono indagate altre tre persone: una coppia di fratelli, cittadini italiani di origine pachistana, che gestiva un’agenzia di pratiche per l’immigrazione a Guastalla e una cittadina italiana di origine marocchina che offriva assistenza amministrativa agli stranieri e lavorava in proprio, appoggiandosi allo studio di un legale di Reggio Emilia risultato estraneo alla vicenda.

Irslan Parvez, 29 anni, è finito ai domiciliari e suo fratello Umar Parvez, 23 anni, è irreperibile. Obbligo di firma una donna marocchina che gestiva uno studio pratiche stranieri, Amina Doulai, 48 anni.

Anche per i due fratelli sono scattati gli arresti domiciliari (per uno di loro la misura non e’ stata applicata perche’ si trova in Pakistan), mentre alla marocchina e’ stato imposto l’obbligo di firma. Per i tre l’accusa e’ di intermediazione in corruzione. Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia, coordinanti dal pm Giacomo Forte, hanno inoltre posto sotto sequestro preventivo la somma di 116.000 euro, ritenuta provento dell’attivita’ illecita’ della funzionaria arrestata.

L’indagine e’ partita nel 2016 a seguito di alcune segnalazioni, ma la svolta e’ arrivata grazie alle intercettazioni video raccolte dagli investigatori negli uffici della Prefettura. Fino ad ora sono circa 35 le pratiche di cittadinanza esaminate per le quali e’ stata provata la corruzione.

In alcuni casi, dietro il pagamento della “mazzetta” venivano spinte avanti – presentando un sollecito – anche posizioni di stranieri a cui la cittadinanza era stata rifiutata e in due casi persino di pratiche prive dei requisiti di reddito, i cui dati erano stati alterati. Come ammette la Polizia si tratta di una parte infinitesimale degli illeciti che potrebbero essere stati commessi, dal momento che l’attivita’ corruttiva andava avanti almeno dal 2014. I filmati che incastrano la dipendente infedele rivelano anche il “modus operandi” della donna che, seduta alla sua scrivania, metteva davanti alle persone interessate la pratica di cittadinanza.

Queste inserivano nella carpetta la somma di denaro (si ipotizza ci fossero delle tariffe prestabilite) e la restituivano alla dirigente che infilava i soldi in un cassetto. Le indagini proseguono ora per identificare gli stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza in questo modo, ai quali – salvo nei casi in cui mancano i requisiti – non sara’ revocata. Da un lato infatti hanno paradossalmente solo accelerato una procedura per ottenere la cittadinanza a cui avevano diritto.

Dall’altro risulta molto difficile accertare che abbiano versato le somme richieste nella consapevolezza di commettere un illecito e non solo perche’ consigliate cosi’ dagli intermediari indagati. Secondo la Polizia pero’, nella Prefettura reggiana retta da Maria Grazia Forte, esistevano gia’ gli anticorpi. A maggio la dirigente era infatti stata sollevata dall’incarico nel sospetto che ci fossero irregolarita’ nel suo operato e la stessa arrestata, in un’intercettazione, si lamentava del “giro di vite” del Prefetto, sulle pratiche che istruiva.

Vinci: “L’immigrazione finora è stato solo un business”
Scrive il depuato del Carroccio, Gianluca Vinci: “La notizia di una funzionaria della Prefettura di Reggio arrestata per aver chiesto mazzette a cittadini stranieri per favorire la propria pratica per l’ottenimento della cittadinanza è l’ennesima dimostrazione che il sistema immigrazione in Italia non funziona, immigrati che pagano per entrare, i cittadini che pagano per mantenerli e loro pagano per la cittadinanza, non sempre lecitamente. È ora di cambiare registro, il marcio va eliminato, il Governo ha già cambiato rotta ed è utile che le forze dell’ordine colpiscano chi si arricchisce su questo traffico di migranti dallo sbarco alla cittadinanza”.

Il M5S: “Episodio gravissimo”
Per i parlamentari del territorio del M5s, Maria Edera Spadoni, Davide Zanichelli e Maria Laura Mantovani l’episodio “e’ davvero gravissimo e non fa altro che alimentare la sfiducia dei cittadini nei confronti di chi, invece, non dovrebbe far altro che lavorare nell’interesse esclusivo della collettivita’ seguendo la legge”. Per questo, chiudono i 5 stelle, “ci auguriamo che le indagini della Polizia portino alla luce tutta la verita’ su questa vicenda e alla condanna di tutti i soggetti coinvolti. Il business dei migranti, in tutte le sue forme, deve assolutamente cessare”.