Aemilia, il pentito Valerio licenzia il suo avvocato

Pare che non abbia gradito l'arringa tenuta dal legale alla fine dello scorso maggio. Difese ancora contro i collaboratori: "Dicono ciò che gli conviene"

REGGIO EMILIA – Antonio Valerio, pentito chiave del maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta al nord, revoca il mandato al suo avvocato, Alessandro Falciani del foro di Firenze. Il colpo di scena arriva questa mattina nell’aula bunker del tribunale di Reggio Emilia, che ospita il dibattimento, dove Valerio (videocollegato da un sito protetto) ha informato della sua decisione e chiesto di essere assistito da un avvocato d’ufficio.

Il collaboratore di giustizia non ha dato spiegazioni sul “licenziamento” di Falciani, ma non e’ difficile ipotizzare che non abbia gradito l’arringa tenuta dal legale alla fine dello scorso maggio. Falciani ha infatti sostenuto la tesi – cavalcata per la verita’ da quasi tutti i legali degli imputati – che in Emilia non ci sia mai stata un’associazione a delinquere di stampo mafioso, ma solo “gente che in concorso fa dei reati”.

Secondo il legale fiorentino, l’istruttoria non ha infatti dimostrato l’esistenza dei caratteri tipici del “416 bis” (appunto il reato di associazione mafiosa, ndr) ovvero l’intimidazione, l’assoggettamento e l’omerta’. Insomma tutto l’opposto di quanto affermato da Valerio, suo assistito, che in diverse ore di deposizione, migliaia di pagine di verbali e perfino con un disegno, ha invece descritto minuziosamente l’organigramma della cosca di ‘ndrangheta emiliana, gemmata da quella Grande Aracri di Cutro.

Contro i pentiti si e’ scagliato inoltre l’avvocato Luca Andrea Brezigar, nell’arringa svolta in difesa di Pasquale Riillo e Antonio Muto (classe 1971, ndr). “Prendono in giro i giudici con dichiarazioni indotte e fasulle pro domo loro- tuona il legale- perche’ assistendo a tutte le udienze sanno tutto del processo, ma non quello che e’ successo prima del processo, e sfruttano questa situazione per colmare le lacune della tesi dell’accusa”. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sostiene pertanto Brezigar, “non vanno tenute assolutamente in considerazione”.