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Scienza e solidarietà, stampanti a 3D per i mutilati siriani

Il professor Firas Al Hinnawi, dell'università di Damasco: "Con il vostro aiuto costruiremo 500 arti l'anno per il popolo siriano"

REGGIO EMILIA – “Stiamo lavorando per allestire un laboratorio a Damasco, in collaborazione con Amar e WaspProject, per costruire arti artificiali grazie alle stampanti a 3D. Aiuteremo tutti, senza distinzioni di fede e di religione”.

Il professor Firas Al Hinnawi (nella foto, a destra, con Jean Bassmaji), del dipartimento di bioingegneria medica dell’università di Damasco, è dal 23 maggio in Italia. E’ appena tornato da un incontro a Massa Lombarda (Ravenna) dove è stato presentato il Progetto Damasco, un’iniziativa di ricerca che prevede l’installazione in Siria di un laboratorio per la stampa di protesi artificiali. Si tratta della prima esperienza avanzata di connessione del sapere medico del nostro territorio ai bisogni di un territorio devastato dalla guerra. Lo abbiamo incontrato all’hotel Cristallo di Reggio dove soggiorna. Con lui c’è il dottor Jean Bassmaji, siriano pure lui, fondatore dell’associazione Amar Costruire Solidarietà di Reggio Emilia.

Dottor Firas, quante sono le persone che hanno perso un arto in Siria?
Non abbiano statistiche precise, perché abbiamo appena cominciato. Quando inizieremo il nostro lavoro e faremo pubblicità su radio e tv per aiutarli, forse ne sapremo di più (si parla, tuttavia, di 200mila mutilati in tutto il Paese, di cui 50mila agli arti superiori, ndr).

Cosa è venuto a fare in Italia?
Sono venuto qui per imparare a costruire queste protesi. Poi tornerò a Damasco e insegnerò ai miei studenti come realizzarle e mettero in piedi un team di lavoro.

Che tipo di accoglienza ha trovato in Italia?
Ho incontrato gente molto carina e amichevole. Di solito passo da Milano e sto in Italia per un giorno o due. Non sono mai stato così a lungo nel vostro Paese. Mi ha fatto piacere vedere tutte queste persone che vogliono cooperare con la Siria. Ho incontrato molti amici qui e gente che vuole veramente dare una mano.

Quante persone pensate di essere in grado di aiutare con il vostro lavoro?
Attualmente dobbiamo arrivare alla piena capacità produttiva. Credo che, all’inizio, potremmo arrivare a realizzare un arto al giorno e quindi 360 all’anno. Spero che alla fine, con due macchine, saremo in grado di produrre 500 arti all’anno. Tenga presente che questo tipo di attività l’abbiamo impostata come corso di laurea alla fine degli ultimi due anni della facoltà di ingegneria.

Cosa ha fatto a Massa Lombarda?
Stamattina (ieri, ndr) ho incontrato un sacco di persone che vogliono aiutarmi. Anche Massimo Moretti, titolare della Wasp è stato fantastico. Quando inizieremo a lavorare sul campo, metteremo in evidenza tutti i difetti e i problemi e, restando in contatto con loro, avremo un sacco di informazioni per continuare il lavoro.

arti

Quali sono le prossime mosse quando tornerà a Damasco?
Con l’università di Damasco, Wasp e Amar stiamo lavorando su tre grandi aree. Partiamo dalle dita artificiali. Su questo abbiamo già fatto parecchio lavoro negli ultimi dieci giorni. Mi impegnerà su questo e poi tornerò in Italia con i risultati. Poi passeremo alle mani e all’avambraccio, ma in un secondo momento perché è più difficile. Stiamo cercando di lavorare per rendere le protesi più economiche e più belle esteticamente. Infine ci concentreremo sugli arti inferiori. Nel giro di 18 mesi ce la potremmo fare a realizzare questi tre step.

Ci vorranno molti soldi per realizzare il progetto?
Non molti. Il nostro obiettivo è arrivare a realizzare arti che sono alla portata di tutti economicamente. Stiamo pensando anche a una fondazione che potrebbe nascere grazie all’aiuto di Amar. Le aziende italiane ci aiuteranno donando il materiale e le maccchine e Amar raccoglierà i soldi che serviranno anche per le borse di sutdio per i miei studenti che dovranno venire qui alla Wasp di Massa Lombarda per imparare a realizzare protesi.