Nicolini: “Nigeriane sfruttate e migrante gay, il prefetto intervenga”

L'Arcigay, che lunedì sarà davanti alla sede della prefettura insieme ad alcuni consiglieri comunali, denuncia "gravi ritardi nell'accoglienza delle due donne" e "l'esclusione dai progetti di protezione umanitaria" del giovane denunciato per spaccio

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REGGIO EMILIA – “Gravi ritardi per l’ingresso nei progetti di accoglienza di due nigeriane che cercano di sfuggire alla tratta della prostituzione” e “dell’esclusione dai progetti di protezione umanitaria di un migrante gay nigeriano” buttato fuori dall’appartamento in cui era ospitato in provincia assieme ad altri migranti a causa di presunte attività di cessione di droghe leggere a settembre 2017.

Per questi due casi il presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini chiederà un incontro urgente al prefetto Maria Forte, con la responsabile donne di Arcigay Fabiana Montanari, l’avvocata dell’associazione Valeria Munari, i consiglieri comunali Dario De Lucia e Lucia Lusenti e a una rappresentante di una chiesa africana di Reggio Emilia che lotta per la liberazione delle donne dalla tratta. Lunedì alle 11, davanti ai locali della Prefettura, Arcigay Gioconda sarò presente, assieme ad alcuni rappresentanti del consiglio comunale della città, per chiedere spiegazioni.

Scrive l’associazione: “Le due cittadine nigeriane, vittime della tratta della prostituzione, attendono da oltre due mesi di entrare nel progetto di accoglienza sebbene tutti i criteri siano stati soddisfatti e nonostante i numerosi posti liberi (oltre 300 al momento) nelle strutture di accoglienza reggiane”.

Arcigay chiederà inoltre spiegazione “dell’esclusione di un migrante gay buttato fuori dall’appartamento in cui era ospitato in provincia assieme ad altri migranti a causa di presunte attività di cessione di droghe leggere a settembre 2017, nonostante durante la perquisizione di inizio maggio 2018 svolta con cani nel suo appartamento non sia stato trovato assolutamente nulla”

Conclude Nicolini: “Non è accettabile che la richiesta di protezione per motivi umanitari di un ragazzo gay sia, all’atto pratico, resa impossibile in assenza di un giudizio di tribunale e in assenza di prove concrete. Il ragazzo è un volontario di Arcigay nelle attività di prevenzione dell’hiv e, per queste accuse, si trova nella situazione di non avere un posto dove stare, accedere ai corsi di italiano e di non poter procedere con la sua richiesta di asilo. Rischia quindi di essere quindi rimandato in Nigeria dove finirebbe in prigione per 18 anni per via del proprio orientamento sessuale. E’ altrettanto inconcepibile che due ragazze che sfuggono ai propri sfruttatori vengano tenute nel limbo per oltre due mesi, senza aiuto, rischiando di tornare sulla strada alla mercé dei propri sfruttatori, quando sappiamo che nel reggiano ci sono oltre trecento posti disponibili. Entrambe le decisioni sono di competenza del prefetto, cui spetta la tutela delle persone richiedenti asilo per motivi umanitari”.

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