Mafie, logistica ad alto rischio di “illegalità e connivenze”

Lo ha detto Olivia Bonardi, docente all'Universita' di Milano di diritto del lavoro, intervenuta ad un convegno promosso dalla Camera del Lavoro di Reggio

REGGIO EMILIA – Il settore della logistica, in espansione, si connota per “un ampio tasso di illegalita’ e connivenza con le associazioni mafiose”, al punto da risultare il comparto con il piu’ alto tasso di infrazioni riscontrate dall’ispettorato del lavoro, pari “al 66%, piu’ che nell’edilizia e nell’agricoltura”. Parola di Olivia Bonardi, docente all’Universita’ di Milano di diritto del lavoro, intervenuta ad un convegno promosso dalla Camera del Lavoro di Reggio in corso nella giornata di oggi. Pratiche illecite in voga, come “l’uso fraudolento del cambio appalto e la riduzione del rischio e della responsabilita’ di impresa (ad esempio applicando il contratto piu’ favorevole per l’impresa, ndr)”, continua la professoressa, si riverberano poi sulle condizioni dei lavoratori.

Nella logistica italiana, che secondo dati aggiornati al 2015 influisce sul pil per il 14%, operano circa 160.000 aziende per 1 milione di addetti. I lavoratori, per lo piu’ uomini e stranieri, sono precari e con bassi di livelli di inquadramento professionale, assunti con non meno di una ventina di contratti, di cui molti “pirata”, cioe’ proposti da organizzazioni dei lavoratori non riconosciute. Vorticoso il turn over che parte proprio dai lavoratori (in genere soci delle cooperative a cui le grandi imprese subappaltano) in cerca di un’occupazione migliore. Ma “oltre a violazioni enormi in materia di salute e orario di lavoro”, dice Bonardi, e’ critico anche l’altro asset del comparto: quello delle infrastrutture.

“La governance di porti, aeroporti, interporti e centri di interscambio – spiega la docente – e’ per la maggior parte pubblico privata. Questo comporta una sovrapposizione di interessi in relazione ai capitali che ruotano intorno alle opere e ai finanziamenti europei e, soprattutto, genera decisioni sui territorio che si collocano al di fuori dei processi democratici”. Qui, conclude quindi Bonardi, “serve il riavvio di una concertazione della governance che tenga conto nella programmazione degli interventi, anche delle istanze delle comunita’ locali e dei lavoratori”.