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La Cgil a Confcommercio: “Apertura negozi nei festivi, si faccia accordo territoriale”

Luca Chierici: "Se anche per la Prampolini è una 'battaglia di civiltà' occorre andare oltre le parole e cominciare a dare segnali concreti”

REGGIO EMILIA – “Tenere aperti i negozi 7 giorni su 7, addirittura nelle festività laiche e religiose, non ha portato ad incrementare l’occupazione, a creare posti di lavoro di qualità, né tantomeno ha comportato un incremento dei fatturati delle aziende: le vendite si sono semplicemente spalmate su sette giorni anziché su sei”. Lo scrive la Filcams Cgil che è da sempre in prima linea nella lotta alla deregolamentazione degli orari commerciali e concorda con le riflessioni di Donatella Prampolini, presidente di Confcommercio, pure lei favorevole a mettere dei paletti agli orari di apertura dei negozi.

“Ciò che è aumentato – spiega la Filcams Reggiana- sono i costi, dall’utilizzo degli impianti (luce, riscaldamento) a quello dei trasporti delle merci che vengono vendute. Costi che infine vengono pagati dal consumatore e dai lavoratori. È anche per questo che apprendiamo con interesse che il Ministro del Lavoro intende promuovere una modifica dell’attuale Legge- occorrerà vedere che tipo di riforma ha in mente – . Con altrettanto interesse – continua il sindacato- leggiamo le dichiarazioni di Confcommercio Reggio Emilia che, per bocca della presidente Prampolini, dichiara l’opportunità di mettere “paletti” agli orari di apertura dei negozi”.

“A tal proposito – fa sapere Luca Chierici, segretario della categoria del Commercio- rinnoviamo l’invito, già fatto a più riprese ma ad oggi sempre caduto nel vuoto, a sederci attorno ad un tavolo e dare un segno che vada oltre i facili proclami. Si faccia un accordo territoriale che ponga dei limiti, delle regole alle aperture selvagge, che eviti le aperture festive e dia risposte alle lavoratrici e ai lavoratori delle aziende del commercio reggiano; se anche per Confcommercio è una “battaglia di civiltà” occorre andare oltre le parole e cominciare a dare segnali concreti”.

“Noi siamo pronti – chiosa infine Chierici- Lei lo è, presidente Prampolini?”