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Cresce ancora l’export, ma soffre il mercato interno

Le esportazioni aumentano infatti del 6,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Tuttavia il Pil è dell'1,3%: sotto la media regionale e nazionale

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REGGIO EMILIA – Dopo il nuovo record di 10,3 miliardi del 2017, vento in poppa per l’export reggiano anche nel primo trimestre 2018. Le esportazioni aumentano infatti del 6,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, portandosi a 2,7 miliardi di euro. I dati, resi noti dall’Istat e analizzati all’ufficio Studi della Camera di commercio di Reggio Emilia, segnalano inoltre un aumento del 9,5% rispetto al periodo gennaio-marzo 2017.

A trainare i prodotti made in Reggio Emilia all’estero – sul podio Germania, Francia e Stati Uniti – e’ la metalmeccanica che registra un incremento, rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso, del 10,3%. Per la Camera del lavoro provinciale pero’, che analizza i dati dell’anno scorso nel rapporto dell’osservatorio Ires sull’economia e il lavoro, il bicchiere e’ mezzo vuoto. Alla crescita dell’export, si accompagna infatti “una polarizzazione, gia’ emersa nelle analisi degli anni passati, tra le attivita’ piu’ orientate all’export e quelle imprese piu’ rivolte al mercato interno creando una sorta di scollamento tra i due ambiti, cioe’ tra l’economia del territorio e quella di chi opera sui mercati internazionali”. Per il sindacato “si puo’ addirittura parlare di un effettivo dualismo della struttura produttiva reggiana”, evidenziando quindi nella crescita “luci e ombre e un andamento piu’ incerto”.

Male anche il prodotto interno lordo, cresciuto dell’1,3%, fermandosi sotto la media regionale e nazionale e senza riuscire a colmare il crollo di valore aggiunto registrato dal 2008 a differenza delle province limitrofe che hanno sostanzialmente recuperato. Il quadro che si delinea per il 2017 quindi, conclude la Cgil, “ci rappresenta un’economia le cui prospettive non sono ancora consolidate in termini di crescita nel ciclo economico generale. Il territorio si caratterizza invece come una specie di hub, di piattaforma industriale per l’interscambio con i mercati internazionali, prevalentemente legati all’area dell’euro, dove sono collocati operatori piu’ integrati con le economie esterne al territorio che con il sistema produttivo e del lavoro territoriale”.

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