Carcere, detenuto prende a pugni comandante di reparto

L'intervento dei colleghi ha evitato gravi conseguenze. Il Sappe torna a chiedere "una urgente integrazione dell’organico di polizia penitenziaria con le risorse mancanti"

REGGIO EMILIA – Violenta aggressione, stamatina, al comandante del reparto di polizia penitenziaria, Mauro Pellegrino, da parte di un detenuto marocchino noto per la sua pericolosità e per i diversi reati commessi: dall’evasione alla rapina, danneggiamento, legge armi, minacce, resistenza, violenza e lesioni.

Il detenuto, classificato tra i cosiddetti islamici a rischio radicalizzazione, trasferito nel carcere di Reggio da circa due mesi in seguito ad altri episodi di aggressione ai danni del personale di polizia penitenziaria, è in una sezione particolare del carcere di Reggio seguito da diverse figure professionali (psichiatrici, psicologici, medici generici, educatori, criminologi e mediatori culturali).

Il comandante stamattina è intervenuto nella sezione proprio per un’analisi del soggetto e per cercare di comprendere le ragioni del suo disadattamento ambientale. Il detenuto sembrava tranquillo ma poi, con uno scatto fulmineo, ha aggrediot il comandante del reparto e ha iniziato a sferrargli pugni al volto. Grazie alla prontezza di riflessi del comandante e al tempestivo intervento del personale di polizia penitenziaria, è stato evitato il peggio.

Il Sappe “nell’esprimere profonda solidarietà per il comandante del reparto e per il restante personale di polizia penitenziaria coinvolto nell’aggressione, augura a ciascuno di loro una pronta guarigione. Per il detenuto in questione, si auspica l’adozione di provvedimenti disciplinari e penali esemplari che possano neutralizzare la reiterata violenza del soggetto. All’amministrazione penitenziaria regionale e centrale nonché a tutte le figure anche politiche, competenti in materia di sicurezza, a ciascuno per quanto di propria competenza, si lancia un grido di allarme per provvedere ad una urgente integrazione dell’organico di polizia penitenziaria con le risorse mancanti”.