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Aemilia, gli avvocati degli imputati sfiduciano il collegio dei giudici

L'avvocato Battaglini: "Pur di finire avete leso il principio del contraddittorio"

REGGIO EMILIA – Durissimo affondo degli avvocati difensori del processo Aemilia contro il collegio dei giudici presieduto da Francesco Maria Caruso, sulla pregiudiziale che rischia di annullare un anno di udienze del procedimento contro le ramificazioni della ‘ndrangheta in Emilia. Si tratta cioe’ delle due ordinanze emesse dalla Corte il 23 maggio del 2017 e il 7 giugno scorso, su cui ora (il 4 luglio, ndr) e’ chiamata a pronunciarsi anche la Corte costituzionale.

In particolare con il primo provvedimento i giudici hanno disposto che le udienze del processo andassero avanti, nonostante l’adesione dei difensori ad uno sciopero con il consenso degli imputati. Decisione confermata anche dalla seconda ordinanza di due settimane fa, quando dai legali degli imputati era partita una nuova richiesta di sospensione del giudizio. In forza, questa volta, di una sentenza della Corte di Cassazione (a cui avevano fatto ricorso) che ha in sostanza censurato l’operato di un anno fa del collegio giudicante. Da qui la richiesta dei legali di “fermare le macchine” almeno fino al giudizio della Corte Costituzionale che, se dovesse dichiarare viziata l’udienza del 2017, potrebbe annullare tutte le altre svolte fino ad oggi. A farsi portavoce dello stato d’animo degli avvocati della difesa e’ Maria Battaglini che assiste i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli. “La mia coscienza di difensore – esordisce nell’arringa tenuta stamattina nel Tribunale di Reggio Emilia – non e’ serena. Il modo in cui questo processo si e’ svolto non mi consente di esserlo”.

Ricordando i principi del “giusto processo” garantiti dall’articolo 111 della Costituzione, cioe’ il contraddittorio tra parti pari (che e’ il giudice a dover far rispettare) e la ragionevole durata del processo, (che spetta alla legge assicurare), l’avvocato scandisce poi: “Se questi principi non vengono rispettati, l’imputato e il difensore non possono avere fiducia nel giudice”. Nello specifico, continua il difensore, “questo processo si e’ svolto fino ad oggi nell’arco di due anni, che non sono affatto tanti considerando la vastita’ del numero di imputati e dei capi di imputazione e l’enorme mole di materiale probatorio riversato dalla Procura”.

Ma “e’ stata data in questo processo prevalenza ad un unico principio, tra quelli dettati dall’articolo 111 che e’ la ragionevole durata. Un principio che la Costituzione non assegna al giudice, ma alla legge. E in nome della ragionevole durata contraddittorio e parita’ delle parti sono state spesso tralasciate e talora sono state violate”. E ancora: “Quando due settimane fa sono state depositate le motivazioni della Corte di Cassazione che con chiarezza collocano il vostro operato al di fuori della funzione giurisdizionale- dice l’avvocato ai giudici- ancora una volta avete dato prevalenza a quel principio di ragionevole durata del processo ed avete sostanzialmente contraddetto una giurisdizione superiore”. Si’ perche’ “all’ordinanza dello scorso 7 giugno si puo’ dare un’unica chiave di lettura: avete detto che il processo deve andare avanti e finire ad ogni costo”.

Battaglini e’ un fiume in piena: “Le vostre ordinanze ci hanno fatto studiare tanto, ma piu’ studiamo piu’ ci convinciamo che avete sbagliato. Senza volerlo vi siete resi causa del male che piu’ temete, per evitare il quale non avete disdegnato di tralasciare diritti che per il giudice dovrebbero essere superiori, cioe’ la parita’ del contraddittorio”. Insomma, e’ la conclusione, “oggi discutiamo di merito e di prove quando l’unico giudice legittimato a discutere in questo momento, su una questione non di merito ma pregiudiziale, e’ la Corte Costituzionale. Questo, in coscienza, non potevo non dirvelo” (Fonte Dire).