Veglia contro l’omofobia, l’Arcigay critica il vescovo: “E’ ipocrita”

Il presidente Nicolini: "Bene la sua presenza, ma ha censurato delle testimonianze". Camisasca: "Esistono diverse forme di amore e non tutte hanno lo stesso valore e significato per la societa' e per la Chiesa". E gli integralisti gongolano

REGGIO EMILIA – Discordia fino alla fine nella veglia contro le vittime dell’omofobia che si e’ svolta ieri in una parrocchia di Reggio Emilia, alla presenza del vescovo Massimo Camisasca. Iniziativa che, gia’ contestata in partenza dal gruppo di preghiera integralista “20 maggio” (che ha portato a termine una controveglia di riparazione, ndr) lascia ora l’amaro in bocca anche all’Arcigay reggiana. Lo sottolinea il presidente dell’associazione, Alberto Nicolini, che in premessa afferma: “È stato molto importante, rivoluzionario che un uomo come Camisasca abbia partecipato alla veglia per le vittime dell’omotransfobia. Una veglia che, sia chiaro, ha rischiato fino all’ultimo di essere cancellata dal vescovo stesso. Bene quindi che si sia svolta”.

Tuttavia, “siccome Camisasca ha parlato di ‘verita”, diciamola tutta”. Nicolini contesta quindi come il vescovo “ieri sera ha detto di essere ‘in ascolto’. Eppure al tempo stesso, ha preventivamente censurato la lettura dei dati di Amnesty sull’omofobia in Italia, ha censurato i passaggi di due testimonianze in cui il ragazzo e la ragazza si dicevano felici di aver trovato l’amore, e ha completamente eliminato la terza testimonianza, quella di un ragazzo transessuale, rifiutato dunque ancora una volta come persona da una certa chiesa”. Insomma, dice l’Arcigay, “quella del vescovo e’ stata una enorme ipocrisia, e va detto”.

Le “sue parole discriminatorie per le persone Lgbti – continua Nicolini – hanno inoltre ferito tante persone, come la madre di una ragazza transgender che e’ uscita a meta’ cerimonia, livida di rabbia e dolore”. La stessa donna, viene fatto osservare, “aveva partecipato con l’intera famiglia un anno fa alla stessa veglia, in un momento di grande unione tra genitori e figli. Ecco, ci auguriamo che la veglia dell’anno prossimo torni a essere un momento di ascolto, verita’, accoglienza”.

Intanto Gongola il comitato 20 maggio secondo cui il discorso tenuto dal vescovo “non sana l’insanabile, ma evidenzia una traballante e obbligata correzione del tiro. Non si puo’ negare tuttavia che Nicolini, nei suoi gridolini isterici, accusando il vescovo di ipocrisia e’ stato sincero evidenziando il solito cerchiobottismo curiale”. I cattolici integralisti rivendicano invece il successo della propria manifestazione (circa 70 le persone presenti e 1000 persone collegate con la diretta Facebook dell’evento) e concludono: “Abbiamo combattuto la buona battaglia, abbiamo terminato la nostra corsa, abbiamo conservato la fede. Non ci fermeremo e annunciamo che proseguiremo il nostro operato, organizzando incontri culturali che dimostrino l’inesistenza dell’omofobia e l’esistenza, invece, di un diktat sodomita che vuole far passare come normale cio’ che e’ contro natura, che vuol chiamare amore cio’ che e’ perversione”.

Quanto al vescovo, infine, ha ieri affermato: “Sono qui per continuare un dialogo, un dialogo iniziato in realta’ tanti anni fa, con le persone che provano attrazione per altre persone dello stesso sesso, venute da me come amico e sacerdote, per essere aiutate, confortate e consigliate nel loro cammino. Non sono qui per una sigla, Lgbt, che non mi appartiene. Neppure per un aggettivo, gay. Sono qui per un sostantivo: persona. Voi siete delle persone. Il vescovo vuole solo aiutare le persone, tutte le persone, di qualunque colore della pelle, di qualunque etnia, di qualunque lingua, di qualunque orientamento sessuale”.

E ancora: “Vi considero dunque figli a tutti gli effetti. Posso dirvi anche: figli amati e desiderati, proprio perche’ so che alcuni di voi hanno attraversato, o forse ancora attraversano, difficolta’ di vario genere e si sentono oggetto di incomprensione o addirittura di dileggio o esclusione. Dunque sono venuto qui per ascoltarvi”. Camisasca ha pero’ poi aggiunto: “Senza entrare in una dettagliata analisi, e’ chiaro a tutti che esistono diverse forme di amore e non tutte hanno lo stesso valore e significato per la societa’ e per la Chiesa”.

La Chiesa, aggiuge il vescovo “ha sempre considerato il matrimonio, l’incontro fecondo tra l’uomo e la donna, un’espressione particolare dell’amore che lo rende una cellula decisiva della societa’. Dunque: “Perche’ dobbiamo chiamare retrogrado o superato questo convincimento? Custodire il bene della famiglia, chiamare matrimonio soltanto l’unione tra l’uomo e la donna non e’ forse un bene fondamentale per tutti?” (Fonte Dire).