Truffa e traffico illecito di rifiuti, blitz dell’Antimafia

Indagate quattro persone: tutti reggiani fra i 34 e i 64 anni. Perquisizioni in un centro di recupero di rifiuti a Castelnovo Sotto e un magazzino a Scandiano

REGGIO EMILIA – Oltre 30 tonnellate di rifiuti sequestrate e quattro persone indagate per truffa, ricettazione e attivita’ organizzate per il traffico illecito di rifiuti, tutti reggiani fra i 34 e i 64 anni. Sono i titolari del Centro Recupero Reggiano Srl di Castelnovo Sotto in via Fermi, nella zona artigianale. Questo il bilancio dell’operazione ‘Hephaestus’ messa in atto dai militari del Nucleo investigativo del gruppo carabinieri forestale di Reggio, con l’ausilio delle stazioni carabinieri forestale della provincia e dei reparti territoriali del comando provinciale reggiano, al culmine di un’attivita’ sul traffico illecito di rifiuti.

Nel dettaglio, i carabinieri hanno eseguito, su delega del pm Stefano Orsi della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, coadiuvato dalla pm di Reggio Maria Rita Pantani, una serie di perquisizioni in un centro di recupero di rifiuti a Castelnovo Sotto e un magazzino a Scandiano e nelle residenze dei quattro indagati (tutti reggiani di eta’ compresa fra i 34 e i 64 anni) e dei rispettivi studi di consulenti e commercialisti”.

I provvedimenti eseguiti, spiegano i militari, nascono “da un’indagine nata a seguito di anomalie accertate in alcune isole ecologiche della provincia di Reggio Emilia durante il controllo del territorio da parte dei carabinieri forestali”. In particolare, era emerso che “da soggetti non autorizzati venivano prelevati rottami metallici, ferrosi e non, nelle isole ecologiche del reggiano, col presumibile intento di ricavarne profitto”.

Quindi, per “ottimizzare le attivita’ investigative e circoscrivere il fenomeno criminoso”, sono stati selezionati “alcuni centri di raccolta di rifiuti metallici, che potevano risultare facilmente raggiungibili per la consegna dei rottami”, e attraverso l’uso di banche dati istituzionali ed informazioni acquisite dal Nucleo Investigativo “sono state individuate alcune imprese fra cui un centro di recupero di rifiuti non pericolosi, consistenti in metalli ferrosi e non ferrosi del reggiano”.

Poi, una volta raccolte ed elaborate le informazioni prelevate dalle banche dati, “e’ stato eseguito un controllo amministrativo per comprendere nel dettaglio la gestione dei rifiuti in ingresso”. In quell’occasione, proseguono i carabinieri, e’ stata anche acquisita “tutta la documentazione relativa alle ‘autofatture’ utilizzate per giustificare l’ingente movimentazione giornaliera di metalli da parte dei privati”. Dall’elaborazione dei documenti e dalle successive attivita’ investigative “e’ emerso che i responsabili dell’impresa hanno organizzato un ‘castello documentale’ per gestire i rifiuti metallici, nascondendo agli Enti preposti ai controlli i quantitativi, le tipologie e le metodiche di movimentazione degli stessi rifiuti”.

Inoltre, dalle successive attivita’ tecniche di intercettazioni, appostamenti, riprese video e controlli in aziende collegate “si e’ potuto accertare la ricezione irregolare di varie tipologie di rifiuti da parte di fantomatici privati, una movimentazione illecita di un ingente quantitativo di rifiuti metallici e l’uso di un’area non autorizzata per lo stoccaggio illecito della stessa tipologia di rottami”. Sono state svolte indagini anche a livello dei conti correnti bancari, dato “l’elevato giro di contanti e assegni con cui il Centro paga i privati, arrivando a prelievi bancari giornalieri nell’ordine di 5-15.000 euro, attualmente ridotti ed ovviati con l’utilizzo di bonifici e Postepay”. Un giro d’affari, stimano i militari, di “piu’ di due milioni di euro annui”.

Al termine delle perquisizioni, tirano le somme i carabinieri, “si e’ proceduto al sequestro di 15.000 euro in contanti, circa 26.000 chili di rame, per un valore di mercato di circa 60.000 euro, circa 12.000 chili di materiale ferroso e altri rifiuti metallici, circa 200 chili di componenti elettronici, un big bag contenente guaina dei cavi elettrici priva di filamento metallico interno, attrezzatura per la lavorazione dei materiali presenti nel sito non autorizzato, 16 ceste contenente altro materiale di tipo ferroso, sei cassoni contenenti centinaia di batteria a piombo per autovetture, 126 contenitori di diversi motori elettrici, alternatori, bombole di condizionatori e altri materiali ferrosi per un toltale di circa 250 quintali, cinque mezzi dediti al trasporto illecito, una stampante illegale, in quanto non collegata da alcuna pesa e non autorizzata dall’ufficio metrico della Camera di commercio, utilizzata per riprodurre scontrini di pesa falsi, documentazione contabile e attrezzatura informatica”.

Infine, durante le perquisizioni nella residenza degli indagati “sono state sequestrate 172 cartucce illegalmente detenute e due fucili con sequestro amministrativo cautelativo”.