Sentenza Cemental, Cgil e Afeva: “Non c’è giustizia”

C'e' "profondo sconcerto e delusione" nell'associazione regionale dei familiari delle vittime dell'amianto (Afeva) dell'Emilia-Romagna e nella Cgil per la decisione del giudice

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REGGIO EMILIA – C’e’ “profondo sconcerto e delusione nell’associazione regionale dei familiari delle vittime dell’amianto (Afeva) dell’Emilia-Romagna e nella Cgil (nazionale, emiliano-romagnola e di Reggio Emilia) per la sentenza arrivata mercoledi’ scorso nel Tribunale reggiano sulla vicenda dell’azienda Cemental di Correggio. Il titolare, Franco Ponti, era a giudizio per avere causato il decesso per mesotelioma di Luciano Nanetti e lesioni gravi (asbestosi) a Paolo Montanari, operai che avevano maneggiato l’amianto senza le adeguate protezioni previste dalla legge. Nel caso di Nanetti pero’ il giudice ha assolto Ponti “perche’ il fatto non sussiste”, mentre per Montanari il presunto reato e’ caduto in prescrizione.

Secondo la Cgil e i familiari dei due lavoratori, la sentenza “lascia inevasa la legittima richiesta di giustizia delle vittime” e rappresenta “l’ennesimo episodio che conferma l’inadeguatezza della macchina giudiziaria nell’accertamento delle responsabilita’ nelle stragi di amianto e della conseguente condanna penale dei responsabili, che continuano a godere di una sorta di impunita’”. Riservandosi di attendere le motivazioni di quanto stabilito dal giudice, sindacato e Afeva non rinunciano a mettere in evidenza alcuni aspetti che, a loro dire, lo confermerebbero. A cominciare dal fatto che, “troppo spesso viene concessa dignita’ scientifica a tesi prodotte da periti al soldo delle aziende, spesso sconfessati dalla comunita’ scientifica che hanno portato ad acclarare come ogni esposizione ad amianto abbia causato un sovrappiu’ di malattie e sia stata determinante nella loro insorgenza”.

Nel caso specifico della Cemental, inoltre, viene evidenziato lo “scandalo” di diversi ex-sindaci “che nell’ambito del dibattimento processuale hanno di fatto coperto la responsabilita’ dei Ponti”. Sullo sfondo delle schermaglie del processo, restano pero’ i numeri acclarati e drammatici dei decessi. “I numeri della strage per amianto consumata dalla Cemental- ricordano Afeva e Cgil- portano ad oltre 20 i decessi per mesotelioma fra cui tre cittadini di Correggio che mai hanno lavorato alla Cemental ma vivevano nelle vicinanze della fabbrica”. A questi “si aggiungono nove tumori al polmone, 14 malati di asbestosi e nove placche pleuriche. Si tratta di morti e di malati strettamente riconducibili alla lavorazione dell’amianto”.

Infine “la Cemental porta il triste record di incidenza di mesoteliomi anche rispetto alle altre aziende di lavorazione del cemento-amianto in provincia di Reggio Emilia con circa il 10% in piu'”. Viene anche ricordato che “dalla fine degli anni ’50 alla Cemental si lavorava l’amianto senza alcuna precauzione e protezione dei lavoratori, e senza informarli del rischio che correvano. Dal 1976 le verifiche della Ausl confermano i dati completamente fuori norma rispetto ai limiti previsti dalla legge, come anche le verifiche del 1983-1985. Solo nel 1988 l’azienda raggiunge i valori standard: un anno prima di chiudere”. Da qui, per Cgil e associazioni, “e’ acclarata la verita’ di una condotta non rispettosa delle leggi e della salute dei lavoratori da parte della proprieta’ della Cemental, peraltro riconosciuta in sede civile e penale in altri due processi”.

Cgil e Afeva spostano infine i riflettori sul filone del processo Eternit bis che si e’ incardinato a Reggio Emilia (e sull’esposto del sindaco di Rubiera relativo ai lavoratori Eternit e ai cittadini di deceduti per le conseguenze dell’amianto) sollecitando in merito l’azione della Procura. E concludono confermando “il nostro impegno nelle aule di tribunale e nel Paese per chiedere che si metta mano alla macchina della giustizia per un suo funzionamento corretto, non sulla base di un atteggiamento vendicativo, ma per chiedere il rispetto dei principi costituzionali e di legge, per ottenere giustizia”.

Contemporaneamente, affermano familiari e sindacato, “rinnoviamo la richiesta al legislatore, al Governo e a tutte le istituzioni di affrontare il tema amianto in tutti i suoi aspetti assumendolo come una priorita’ nazionale e dando celermente risposte ai temi delle cure, della giustizia, del riconoscimento dei diritti e della prevenzione e quindi della necessita’ di procedere rapidamente alle bonifiche”.

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