Papignani (Fiom): “I lavoratori hanno chiuso con il Pd”

Il segretario regionale oggi all'assemblea a Reggio: "Non lo voteranno manco se torna Marx. Ha perso perché è il partito dei ricchi". E ancora: "L'Emilia-Romagna è scalabile"

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REGGIO EMILIA – “Potrebbe resuscitare Marx a duecento anni dalla sua morte per andare alla guida del Pd, ma ugualmente i lavoratori con quel partito hanno chiuso per sempre, lo dico anche a chi nelle nostre file continua a strizzargli l’occhio”. La sentenza e’ di Bruno Papignani, segretario della Fiom dell’Emilia-Romagna, che ha dedicato alle traversie dei democratici piu’ di un passaggio della sua relazione all’assemblea generale della Fiom a Reggio Emilia.

Alle ultime elezioni “le persone che votano, troppo poche in democrazia, hanno votato i partiti, non la Cgil. Sarebbe un grave errore una discussione tesa a trasferire quella sconfitta, come sarebbe demenziale insistere come qualcuno nel dire che a fare perdere il Pd ha contribuito la Cgil. Il Pd ha perso perche’ e’ il nuovo partito delle elite e dei ricchi, e se fosse vero, se avesse perso anche grazie alla Cgil, io direi brava Cgil, ti voglio bene”.

“La Regione Emilia-Romagna è scalabile”
La Regione Emilia-Romagna e’ “scalabile” da Movimento 5 stelle e centrodestra. Per questo il leader della Fiom regionale Bruno Papignani suggerisce al presidente Pd Stefano Bonaccini di smettere di “fare Tarzan”, “battendosi continuamente i pugni sul petto”. Infatti, “oltre a spiegare e valorizzare le cose che si sono fatte, deve riconoscere anche i problemi irrisolti e progettare la loro soluzione. Ricordo che alle precedenti elezioni voto’ il 37% ancora meno che in Friuli Venezia Giulia una settimana fa”.

Papignani ha dedicato alla Regione e al voto del 2019 un passaggio del suo intervento all’assemblea generale Fiom di Reggio Emilia. “Esistono difficolta’, ristrutturazioni che provocano problemi, esternalizzazioni, delocalizzazioni, appalti e illegalita’, esistono ancora crisi, ma niente di paragonabile a solo due anni fa”, concede il segretario dei metalmeccanici Cgil.

“Ci sono settori e comparti in netta ripresa, pensiamo al packaging per la verita’ mai andato in crisi, che viaggia da solo attorno alle mille assunzioni l’anno. Credo che il governo della Regione nel merito delle cose fatte e nel metodo di confronto abbia molto di diverso dal resto di gran parte del paese e del governo nazionale. Ci sono dati e fatti e conoscenza diffusa che permette questa distinzione nell’industria, nella scuola, nella sanita’, trasporti, eccetera. Con un po’ di forzatura ci metto anche il patto per il lavoro”. Tuttavia questa Regione, scandisce Papignani, “e’ scalabile da forze che qui non hanno mai governato, perche’ oggi influisce piu’ di ieri il contesto nazionale”.

“Vietare l’uso del sindacato per fare carriera politica”
Papignani ha anche detto che il prossimo congresso della Cgil deve stabilire, con “precise regole”, che il “sindacato non e’ ne’ un autobus, ne’ un trampolino di lancio per fare il ministro, il viceministro, il parlamentare o il segretario di partito: quelle sono scelte per noi velenose che in ogni caso non possono avere il privilegio degli ex e dell’andirivieni come se nulla fosse”. Papignani esorta a smetterla con la Cgil ‘trampolino’ per la carriera politica anche se questo “non vuol dire che il sindacato non deve fare politica, questo vuol dire essere anche soggetto politico indipendente. A meno che, non sia una scelta collettiva e trasparente dell’organizzazione, la quale pero’ deve avere il diritto di chiedere pegno”.

Papignani, nel dirlo, sottolinea la “rabbia di vedere persone che mi davano lezioni di democrazia sindacale, sostenere l’opposto di quello che sostenevano una volta parlamentari, ministri o sottosegretari o ex segretari Cgil che hanno votato il Jobs Act e la Fornero. In politica, come nella contrattazione anche nei confronti della controparte il saluto non va mai tolto, in questo caso si'”. Insomma, conclude Papignani, le “scorribande di sindacalisti, anche della Cgil in politica, anche con responsabilita’ di governo” forse “potevano essere sponde politiche”, ma “sono un male per il sindacato e su cui bisogna intervenire con precise regole che il congresso dovra’ trovare” (Fonte Dire).

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