Castelnovo Monti, il S. Anna rinasce con 5 milioni di euro

Ecco la mappa degli interventi. Il sindaco Bini: "Punto nascite, il sogno continua"

REGGIO EMILIA – La chiusura del punto nascite nell’ospedale Sant’Anna non ha azzerato i servizi sanitari di Castelnovo Monti. Che anzi, con i finanziamenti congiunti di Stato, nel piano Aree Interne- Regione e Ausl (oltre cinque milioni), diventano migliori e piu’ qualificati. Il tutto in una strategia generale di riorganizzazione di strutture e personale, che punta a realizzare un unico presidio ospedaliero provinciale articolato su piu’ sedi, ciascuna delle quali caratterizzata da una propria specializzazione.

Il messaggio di rassicurazione ai cittadini arriva questa mattina dalla sede della Provincia dove il presidente Giammaria Manghi e Giorgio Mazzi, direttore del del presidio ospedaliero dell’Ausl (che comprende l’ospedale del capoluogo e i sei della provincia), fanno il punto sul cosiddetto programma “Sant’Anna Plus”. Si tratta di un articolato pacchetto di azioni su infrastrutture, organico e servizi dell’ospedale montano che, come approvato il 20 novembre dell’anno scorso dalla Conferenza territoriale socio sanitaria, e’ stato tecnicamente stralciato dal “Pal” (il piano attuativo della sanita’ reggiana), e ha potuto godere di una sorta di “binario preferenziale” per la sua attuazione.

Diverse le azioni previste che, per quanto riguarda la gestione delle emergenze, hanno in cima alla lista l’ampliamento del pronto soccorso dell’ospedale di Castelnovo Monti da 695 a 964 metri quadri. I lavori, previsti in conclusione ad agosto 2020, hanno un costo di 2,8 milioni finanziati per 2 milioni dalla Regione e la restante parte dall’azienda sanitaria. E’ stato invece gia’ realizzato il progetto dell’auto infermieristica che dallo scorso 16 aprile e’ entrata in funzione h24 sette giorni su sette.

Il progetto dell’auto infermieristica e’ un servizio che, oltre a garantire l’assunzione di sei nuovi infermieri, ha incrementato il tasso di risposta ai cosiddetti “codici rossi” fino all’86,4% nel periodo gennaio-marzo, contro il 72,2% dell’analogo periodo dell’anno precedente. Potenziata anche l’area della attivita’ chirurgica specialistica -urologica e audiologica- dove vengono aumentate le visite, e il personale: c’e’ un nuovo infermiere (altri due arrivano a giugno). Per le future mamme della montagna sono diversi i servizi attivati, a partire da un registro delle gravidanze partito il 1° dicembre dell’anno scorso che consente ai servizi sanitari di sapere esattamente chi sono e dove abitano.

Attivate anche le visite a domicilio dell’ostetrica (40 in 5 mesi) e un servizio dedicato di “trasporto materno assistito” da un professionista. Completa il quadro un alloggio gratuito nei pressi dell’ospedale Santa Maria di cui possono usufruire le donne prossime al parto e un’unita’ integrata di pediatria -in itinere- composta da pediatri di libera scelta e dipendenti dell’Ausl. Infine, entro dicembre di quest’anno dovrebbe aprire un nuovo centro di prevenzione cardiovascolare. “Con questo piano l’ospedale Sant’Anna ha un numero maggiore di professionisti e infermieri”, sottolinea il presidente Manghi, aggiungendo che “per il monitoraggio delle azioni e’ nato un gruppo specifico con il coinvolgimento della comunita’ e del volontariato”.

A chi contesta che con la nuova organizzazione dei servizi sanitari provinciali i cittadini dovranno spostarsi per essere curati, Mazzi risponde: “L’obiettivo del progetto di un unico ospedale articolato su piu’ sedi non e’ quello di creare disagi, ma ha come unica finalita’ efficientare le strutture e utilizzare al meglio il patrimonio di tecnologia e competenze che sarebbe scellerato sperperare”. Per i cittadini si tratta invece di “un’opportnita’, sia per i tempi di attesa, sia per la casistica che, dove e’ maggiore per una specifica patologia, assicura venga data una risposta migliore sotto il profilo della qualita’ dell’offerta”.

Il sindaco Bini: “Punto nascite, il sogno continua”
Quello del punto nascite nell’ospedale montano Sant’Anna di Castelnovo Monti nel reggiano – soppresso perche’ al di sotto dei 500 parti all’anno – “adesso e’ un capitolo chiuso perche’ la normativa e’ quella”. Ma il sindaco Enrico Bini non abbandona ancora la speranza di riaprirlo. “E’ chiaro che questo ha creato un problema che rimane e io, dentro la strategia aree interne, sto continuando a parlare di questo perche’ e’ un tema che non riguarda solo l’Appennino reggiano ma tutti gli Appennini d’Italia inseriti nelle aree interne”, spiega il sindaco.

“La prossima settimana – annuncia poi Bini – saro’ a Cuneo al forum nazionale per le aree interne per concordare una strategia nazionale e porremo li’ la questione di cominciare ad affrontare questa tematica per le zone di montagna, dove arriveranno molti soldi pubblici per far rimanere i cittadini e per questo servono servizi”. In concreto, aggiunge il sindaco, “chiederemo di rivedere la norma nazionale perche’ e’ l’unica via di uscita d’uscita che resta: sara’ un percorso lungo tra Regioni e Governo, quando ci sara’, ma che puo’ essere affrontato solo a livello nazionale.
Vedremo come andra’ pero’ intanto cerchiamo solidarieta’ dagli altri territori delle aree interne”. Insomma, conclude Bini, “non sono un medico ma non abbiamo abbandonato del tutto questa possibilita’”. L’8 giugno prossimo, intanto, il sindaco ha indetto un incontro con i parlamentari eletti nel territorio di tutti gli schieramenti, per sollecitare sul punto nascite anche la loro attenzione.