Biogas Gavassa, ecco le proposte del M5S

Valutazione di impatto sanitario complessiva, eventuale suddivisione in futuro in impianti di taglia inferiore e una commissione permanente per il controllo del corretto funzionamento dell'impianto

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REGGIO EMILIA – Valutazione di impatto sanitario “complessiva”, eventuale suddivisione in futuro “in impianti di taglia inferiore su base provinciale” e, infine, “una commissione permanente per il controllo del corretto funzionamento dell’impianto”, allargata agli enti enti locali ed aperta alle organizzazioni dei cittadini attive nella tutela del territorio e della salute pubblica”.

Sono le tre proposte principali di Giulia Gibertoni, consigliera regionale del M5s, contenute in un’interrogazione presentata alla Giunta sulla procedura di “Via” dell’impianto proposto da Iren Ambiente nella frazione di Gavassa a Reggio Emilia, per trasformare i rifiuti organici differenziati in biogas per gli autobus e compost per l’agricoltura (dagli sfalci verdi).

La struttura, annunciata nel 2016 per un costo di 54 milioni circa, dovrebbe sorgere sull’area di 120.000 metri quadrati tra Gavassa e San Martino in Rio, a nord dell’Autosole, individuata una decina di anni fa come sito per la costruzione prima di un termovalorizzatore, poi di un Tmb (per il trattamento a freddo dei rifiuti, ndr). Come ricordato dalla pentastellata nell’interrogazione la frazione organica dei rifiuti solidi urbani arriverebbe per 30.000 tonnellate all’anno da Reggio Emilia, circa 35.000 da Parma, intorno ai 15.000 da Piacenza e circa 25.000 tonnellate da altri bacini.

Come confermato dallo stesso proponente Iren, “i rifiuti in ingresso sono tutti conferiti tramite trasporto su gomma”. Ed e’ qui che si appuntano le preoccupazioni di Gibertoni, perche’ il movimento “genererebbe ulteriore, notevole, traffico stradale in uscita dall’impianto, con relativo inquinamento atmosferico, inquinamento da rumore e impatto sulla mobilita’ locale”. Altra preoccupazione della consigliera e’ poi quella sui limiti delle emissioni odorigene, anche perche’ la nuova legge regionale in materia di valutazione di impatto ambientale, del 17 aprile 2018, “non e’, ad oggi, ancora vigente”. Gibertoni critica poi la “taglia” dell’impianto, “chiaramente dettata dalla volonta’ del proponente- scrive nell’interrogazione- del tutto lecita ma non necessariamente coincidente con il pubblico interesse, di realizzare notevoli economie di scala servendosi di una taglia dell’impianto quanto piu’ grande possibile, massimizzando cosi i profitti”.

Ma ovviamente “cio’ impone ai rifiuti in ingresso, che possono arrivare anche dalla provincia di Piacenza, una maggiore percorrenza e, quindi, un maggior inquinamento prodotto dagli automezzi dedicati al loro trasporto”. Cosa che si poteva evitare, dice la consigliera, “realizzando per esempio tre impianti di taglia inferiore”.
Gibertoni dunque chiede alla giunta se non consideri opportune una serie di prescrizioni a carico di Iren, tra cui “la creazione di una rete pubblica di monitoraggio e controllo delle emissioni in atmosfera e degli odori in dispersione al servizio dell’impianto” e un vincolo “che impegni innanzi tutto il proponente a non ampliare, in futuro, le dimensioni gia’ notevoli dell’impianto (si parla gia’ oggi di processare ulteriori 50 .000 tonnellate annue di frazione organica portando il totale a 150.000 tonnellate,ndr), arrivando in seguito alla suddivisione dell’impianto su base provinciale”.

Infine se non sia il caso di “concordare” con Iren Ambiente “una quota significativa delle risorse finanziarie provenienti dagli utili di impresa derivanti dalla gestione dell’impianto, per investirla interamente in opere di mitigazione ambientale a tutela del territorio e delle sue comunita’”.

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