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Aemilia, il pm: “Di fronte a Sarcone si azzeravano le divisioni politiche”

Secondo il pm Mescolini presentare Salerno a Pagliani costituiva una prova di forza

REGGIO EMILIA – Attivissimo organizzatore di eventi sportivi e iniziative antimafia, affitto’ un ufficio a Nicolino Sarcone, referente per l’Emilia della cosca di Cutro. E’ quello che il 10 febbraio del 2017 e’ stato contestato a Salvatore Salerno, quando fu chiamato a testimoniare nell’aula di Aemilia, il piu’ grande processo contro la ‘ndrangheta al nord celebrato a Reggio Emilia. Dopo quella testimonianza terminata in lacrime Salerno, che non e’ imputato nel processo, e’ pero’ oggi tornato di scena.

A tirare in ballo l’ingegnere d’origine cutrese di 49 anni e’ il pm Marco Mescolini nell’udienza di questa mattina, l’ultima secondo quanto annunciato dall’accusa, dedicata alle requisitorie dei pubblici ministeri. In particolare Mescolini e’ tornato sull’incontro preparatorio della cena agli Antichi Sapori, avvenuto il 2 marzo 2012 nella palazzina “Salerno tower” della frazione di Pieve, edificio in cui c’e’ l’ufficio di Salerno. Qui, ma in un locale in disponibilita’ dei Sarcone, l’ingegnere fu invitato due volte a “scendere” per partecipare ad una riunione con il politico di centrodestra Giuseppe Pagliani – condannato in secondo grado in abbreviato – i fratelli Nicolino e Gianluigi Sarcone, Alfonso Paolini, Antonio Muto e Pasquale Brescia. Un episodio che Salerno ha definito casuale e la difesa ha rivendicato a proprio favore, sostenendo che “se era presente anche lui, la riunione non era riservata” o poco chiara.

Mescolini pero’ nella requisitoria getta una nuova luce sulla vicenda e afferma: “Forse non abbiamo riflettuto a sufficienza sul fatto che qui scende in campo non altri se non il capo, Nicolino Sarcone in prima persona”. E lo fa, continua il pm, “per far vedere al politico che appartiene ad una certa parte (Pagliani, ndr) che lui e’ in grado di far scendere anche un esponente di quella che era ritenuta una parte avversa (Salerno che nei suoi eventi ha rapporti con le amministrazioni di centrosinistra, ndr)”. Insomma, dice Mescolini, “e’ una dimostrazione di potere di fronte a Pagliani, non un incontro casuale con Salerno che lo rende quasi una conversazione da bar, ma l’esatto contrario. Vuol dire: se ci sono io (Sarcone, ndr) lui (Salerno, ndr) scende”.

D’altra parte, prosegue il magistrato, “il luogo della riunione si chiama ‘Salerno Tower’, indice di un personaggio che non e’ secondario e che, la prima volta che e’ stato chiamato a testimoniare, ha presentato richiesta di giustificazione perche’ stava organizzando un evento importantissimo in sala del Tricolore”. E ancora: “Stiamo parlando di persone cutresi che agli occhi di Pagliani dividono il voto in quelli che sono vicini al Pdl e quelli che sono vicini al Pd. Ma quando c’e’ Sarcone questo discorso vale meno: di fronte al capo che scende in campo scompaiono le divisioni e le potenziali capacita’ aggregative”. Insomma, chiude Mescolini, “quella che viene portata come prova a discolpa e’ a mio parere una prova di assoluta dignita’ dell’iniziativa del capo, che scende in campo e li chiama” tutti.

“Grande Aracri si interessò a scelta avvocati”
Era in carcere ma, di fronte agli arresti dei suoi sodali nel gennaio del 2015, il boss Nicolino Grande Aracri si diede subito da fare. Come emerso da alcune intercettazioni fatte ascoltare oggi a Reggio Emilia, nel corso della requisitoria dei pm contro i 147 imputati del processo Aemilia sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta, il capo indiscusso della cosca di Cutro con “succursale” in Emilia, si interesso’ infatti direttamente della scelta degli avvocati difensori e persino di un trascrittore.

Su quest’ultima figura, in particolare, diceva: “Lo abbiamo sempre avuto come trascrittore nostro, dite agli avvocati di chiamarlo e ce lo prendiamo noi, perche’ l’unico che fa le cose precise e’ lui”. Il professionista in questione, precisa il pubblico ministero Marco Mescolini, alla fine non risulta essere stato nominato. Ma tutto questo, chiarisce il magistrato, “ha un peso coerente con l’immagine di un gruppo che certamente non ha nel singolo, e nel singolo che si fa i fatti propri, una sua caratteristica”.

“Filippi nel 2009 tappezzò il viale principale di Cutro di suoi manifesti”
Fabio Filippi, ex consigliere regionale del Popolo delle liberta’ e candidato a sindaco di Reggio Emilia nel 2009, “tappezzo’ il viale principale di Cutro con i manifesti della sua candidatura” a primo cittadino della citta’ del Tricolore. E’ uno dei retroscena svelati da Marco Mescolini, pm del maxi processo reggiano Aemilia, toccando oggi nella sua requisitoria il chiacchierato “pellegrinaggio” dei candidati reggiani alle elezioni nel paesino calabrese- “casa madre” della presunta cosca di ‘ndrangheta infiltrata in Emilia- in occasione della festa del “Santissimo crocefisso”.

Evento che, puntualizza il magistrato, “interessa qui praticamente per nulla, perche’ abbiamo appreso che la partecipazione era praticamente di tutti. Una sola informazione ci viene data: che il gruppo dei cutresi e’ politicamente appetibile, ma ci sono tutti”. Molto “piu’ di peso – chiosa Mescolini – e’ il diniego del Comune di Reggio Emilia ad acquistare le case invendute degli imprenditori calabresi. Un fatto che se non fosse cosi’ evidentemente fuori da ogni sostenibilita’, sarebbe da denunciare per la drammaticita’ delle vicende che nasconde”.