Aemilia, oltre al carcere chieste multe per 745mila euro

Il segretario del Pd modenese Davide Fava accusa: "Uno dei piu' grandi processi italiani contro la mafia e in particolare contro la 'ndrangheta e' passato, nei fatti, sotto una grande coltre di indifferenza"

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REGGIO EMILIA – Non ci sono solo gli oltre 1.700 anni di carcere – di cui 324 comminati agli imputati del rito abbreviato – nelle richieste di pena espresse ieri dai Pm della Dda di Bologna Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, a conclusione delle requisitorie contro i 149 imputati del maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta (ai 147 iniziali se ne sono aggiunti successivamente 2, ndr). In caso di condanna, infatti, gli esponenti del sodalizio criminale mafioso radicato in Emilia, emanazione della cosca Grande Aracri con base a Cutro, dovranno sborsare anche 745.000 euro di multe.

La sanzione piu’ pesante (29.000 euro) e’ assegnata – emerge dagli atti dei pubblici ministeri – a Michele Bolognino, mentre altri imputati (tutti a giudizio con rito ordinario) se la sono “cavata” con sanzioni di 1.000 euro o poco piu’. Sulle richieste di condanna espresse, il segretario del Pd modenese Davide Fava commenta: “Cio’ che i pm hanno messo nero su bianco e’ che in questa regione, dove pure tanto si e’ fatto per contrastare la presenza delle mafie, imprenditori, giornalisti, professionisti, notai, politici (pochi in verita’) sono stati accusati di aver fatto affari con la cosca Grande Aracri di Cutro, non solo perche’ costretti, ma soprattutto perche’ convinti dalla loro forza economica, di cui avevano bisogno per fare impresa e garantirsi guadagni facili”.

Fava sottolinea inoltre che “se escludiamo il lavoro di Libera che ha portato in aula centinaia di ragazze e ragazzi delle scuole, diversi amministratori Pd che fino ai giorni scorsi hanno assistito ai dibattimenti, alcuni organi di informazione regionali e locali, e pochi altri volenterosi, uno dei piu’ grandi processi italiani contro la mafia e in particolare contro la ‘ndrangheta e’ passato nei fatti sotto una grande coltre di indifferenza” (Fonte Dire).

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